Progetto Cl@ssi 2.0: una sfida vincente

Il libro digitale si espande sul Web, è mobile, aperto, flessibile, trasformabile. Anche l’ambiente scolastico modifica la sua connotazione fisica e temporale. La classe ora risiede anche sul Web, si dilata nel tempo e nello spazio,perché il rapporto fra alunno e docente va oltre l’unità oraria della lezione.

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ll lungo percorso che porta al rinnovamento del sistema scolastico italiano si manifesta, a partire dall’anno scolastico 2009-2010, con il bando ministeriale del progetto Cl@ssi 2.0. Il Ministero della Pubblica Istruzione stanziava un finanziamento di 30.000 euro destinati a ognuna delle 156 classi, della scuola secondaria di 1° grado, selezionate per partecipare alla sperimentazione didattica. La finalità del progetto era verificare come e quanto, attraverso l’utilizzo costante e diffuso delle tecnologie nella pratica didattica quotidiana, l’ambiente di apprendimento potesse essere trasformato.Il progetto si inserisce a pieno titolo nella cornice europea (Europa 2020) delineata a partire dal documento della Raccomandazione del Parlamento e del Consiglio del 18 dicembre 2006 relativo alle competenze chiave per l’apprendimento permanente. Tra le otto competenze chiave, che gli Stati membri dovrebbero sviluppare nell’ambito delle loro politiche educative, si trova la competenza digitale per l’esercizio dei diritti e dei doveri del futuro cittadino del nuovo millennio. All’Istituto Comprensivo San Giorgio di Mantova si trova una delle dodici classi lombarde individuate dal MIUR per la realizzazione del progetto dal titolo: Da nativi digitali a studenti digitali?

Analisi del contesto
L’imponente presenza dei diversi media, in ogni ambito della nostra società, chiede con urgenza alla scuola una profonda riflessione al fine di rendere più attenta ed efficace l’attività formativa ed educativa della scuola stessa, non solo in ordine all’utilizzo, ma soprattutto al ruolo che tali dispositivi occupano nel percorso di crescita di ciascun alunno. L’analisi del contesto socio-culturale, dei ventisei alunni destinatari della sperimentazione del progetto Cl@ssi 2.0, è stata finalizzata alla conoscenza delle dotazioni tecnologiche presenti nel contesto familiare, alle competenze e alle modalità d’uso delle tecnologie stesse. È opportuno notare che il computer, nel vissuto della quasi totalità degli alunni, rappresenta prevalentemente uno strumento di svago. Nei giovani manca la consapevolezza delle potenzialità del pc, e delle tecnologie in genere, come supporti per lo studio e per l’apprendimento. Infatti solo un terzo degli studenti utilizza il computer per scrivere testi, mentre solo cinque alunni della classe attribuiscono un ruolo significativo alla scuola, come luogo in cui poter acquisire competenze sull’utilizzo delle tecnologie. Tale dato è sintomatico del divario esistente tra i nativi digitali e la scuola come ambiente di apprendimento. I ragazzi hanno espresso, inoltre, una forte esigenza di presenza on-line, ed ecco che i social network e i blog risultano essere i primi alleati dei nostri studenti. Alla luce dei dati emersi il Consiglio di classe si è posto come finalità educativa naturalizzare le tecnologie e far acquisire agli alunni la consapevolezza delle potenzialità offerte dalle ICT (Information and Communication Technology) come strumenti di supporto all’apprendimento. Per il raggiungimento degli obiettivi previsti, il Consiglio di classe ha ipotizzato un setting d’aula specifico.

La dotazione d’aula
La “classe 2.0” è stata attrezzata con dispositivi di ultimissima generazione, in particolare una lavagna interattiva multimediale multitouch, con l’obiettivo di migliorare l’attenzione, far acquisire uno stile comunicativo efficace, stimolare e migliorare la partecipazione attiva degli alunni, favorire l’inclusione. Ogni studente è stato dotato di un notebook appositamente configurato con software didattici specifici selezionati dai docenti: ad esempio programmi per la costruzione di mappe concettuali o strumenti per la rappresentazione dei saperi, per favorire e stimolare un apprendimento autonomo e consapevole. La dotazione comprende anche dieci tablet iPad per facilitare la fruizione di testi in formato digitale. Numerosi sono stati i dispositivi che hanno contribuito ad arricchire l’ambiente di apprendimento, a renderlo accattivante e funzionale. Citiamo, a titolo di esempio, la document camera, i risponditori, le tavolette wireless, i mouse multifunzione con possibilità di scanner, oltre ovviamente alle stampanti. La scelta degli strumenti è stata subordinata alla realizzazione di un ambiente di apprendimento significativo, in cui lo studente potesse acquisire un metodo di studio autonomo, nell’ottica dell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita.Inoltre è stata predisposta una piattaforma on-line (LMS) per consentire uno scambio di risorse tra docenti e studenti, tra docenti e docenti oltre che tra studenti e studenti.

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Le fasi di sviluppo del progetto
Il progetto è stato articolato nell’arco del triennio 2009-2012, seguendo un percorso graduato che ha portato al rinnovamento degli ambienti di apprendimento e dei metodi di insegnamento. Inizialmente gli alunni sono stati dotati di una memoria flash USB con lo scopo di gestire e organizzare in modo autonomo i materiali digitali creati in classe con l’ausilio della lavagna interattiva multimediale. La prima necessità emersa, sia da parte degli alunni sia da parte degli insegnanti, è stata proprio la possibilità di condividere e scambiare materiale. L’aspetto più innovativo della sperimentazione è rappresentato dal fatto che l’utilizzo di contenuti digitali fruiti, ma anche prodotti dagli studenti e dagli insegnanti, grazie ai dispositivi tecnologici, determina un rilevante cambiamento nel rapporto dialogico insegnamento/apprendimento. Nemmeno il libro di testo, in ogni sua forma, cartacea o digitale, sfugge all’evoluzione in atto nei luoghi per tradizione deputati alla crescita culturale delle future generazioni. Grazie ai nuovi strumenti i testi vengono sottoposti a processi di manipolazione e rimodulazione. Il libro nelle mani degli studenti digitali si trasforma, si modella, si dilata, si adatta per rispondere alle esigenze del singolo. Il libro digitale, a differenza del suo predecessore, si espande sul Web, è mobile, aperto, flessibile, trasformabile. Si instaura tra testo e lettore un rapporto dialettico, basato su una maggior interazione che sfocia in una personalizzazione nella fruizione dei contenuti, aspetto che più di ogni altro garantisce il successo formativo.In tale contesto di rinnovamento diventa prioritario poter espandere la classe in un ambiente di apprendimento virtuale per distribuire e condividere i materiali realizzati. Il nuovo compito del docente è proprio quello di guidare gli alunni nel percorso formativo, rintracciare le fonti, confrontarle, interrogarle per poi ricostruire il processo che ha come risultato la produzione di un oggetto culturale autorevole e attendibile. Nell’ambiente virtuale gli studenti ritrovano traccia di quanto realizzato a scuola in formato digitale con la lavagna interattiva multimediale o con i loro computer. Ciascuno assume parte attiva nella costruzione del proprio apprendimento e si riconosce in un sistema integrato e collaborativo. I docenti hanno la possibilità di instaurare un nuovo dialogo con i propri studenti, e con le rispettive famiglie, per mezzo degli strumenti di comunicazione offerti dalla piattaforma di e-learning. Tale strumento ha contribuito significativamente ad arricchire il contesto educativo. È stata una occasione preziosa per sfruttare i canali di comunicazione abitualmente utilizzati dagli studenti con l’opportunità di declinarli in funzione dell’apprendimento. Perfino la chat e il forum entrano a pieno titolo nella “cassetta degli attrezzi” del docente del nuovo millennio.

Il nuovo ruolo del docente: tutor on-line
L’aula, nel nuovo scenario educativo, si trasforma in un ambiente stimolante e creativo, la classe si dilata nel tempo e nello spazio, l’ambiente scolastico modifica la sua connotazione fisica e temporale in quanto il rapporto alunno/docente va oltre l’unità oraria della lezione tradizionale e oltrepassa lo spazio fisico, si trasferisce on-line, la classe risiede anche sul Web in cui interagisce e di cui sfrutta le risorse culturali. Esercizi interattivi predisposti dal docente, gruppi di lavoro, tracciabilità sia dei processi sia dei contenuti, possibilità continua di interazione: sono solo alcuni degli elementi messi in campo nell’ambiente on-line in cui il docente assume il ruolo di tutor, per creare e gestire contenuti digitali interattivi, per favorire la collaborazione e il tutoring tra pari, nell’ambito di un sistema complesso in cui i dispositivi tecnologici sono al servizio di un nuovo modo di fare didattica. L’interazione è una delle attitudini maggiormente sviluppate dal Web e tale consuetudine si riflette necessariamente anche in ambito scolastico. Spontaneamente gli studenti tendono a mettersi in gruppo, a instaurare rapporti di collaborazione anche e soprattutto nei processi di apprendimento. Questo approccio cooperativo si è rivelato una metodologia vincente che ha scardinato la fisionomia della classe stessa. Alla lezione frontale è stato riservato uno spazio marginale, il lavoro in gruppo si è dimostrato foriero di risorse e stimoli. L’accesso alla rete pone inesorabilmente questioni di carattere didattico la cui soluzione non può essere ulteriormente differita. Si parla, infatti, di sovraccarico informativo che può determinare anche un sovraccarico cognitivo. Diventa necessario, pertanto, fornire agli studenti del nuovo millennio quegli strumenti indispensabili per governare la rete, per sviluppare quelle abilità di ricerca che approdino alla costruzione del sapere. Sono state sfruttate gran parte delle potenzialità offerte dalla rete: in particolare sono state messe in campo strategie educative per sviluppare un opportuno senso critico nella ricerca di fonti attendibili; il blog è stato inserito in un percorso di scrittura creativa grazie al quale sono stati forniti notevoli stimoli per la produzione di testi scritti. La scrittura assume quindi un importante ruolo sociale finalizzato anche alla comunicazione attiva tra pari. Spesso accade che i docenti che si avvicinano a tali metodologie all’interno di una classe sentano l’esigenza di esportarle anche in altri contesti. In questo modo, da sperimentale, la classe digitale diventa elemento connotativo e imprescindibile di un ambiente educativo in cui il successo formativo è l’obiettivo prioritario.

I risultati di un progetto triennale
Al termine del triennio, da poco concluso, possiamo senz’altro stilare un bilancio consapevole e ragionato. Le tecnologie sono entrate a pieno titolo nella scuola e hanno apportato un significativo potenziale educativo e culturale. Il nuovo modo di fare didattica ha innescato la tanto auspicata contaminazione che ha visto il coinvolgimento diretto di tutte le classi dell’istituto e di numerosi docenti.Il ritratto della classe tratteggiato tre anni fa si è modificato, a conferma che gli obiettivi sono stati raggiunti su più fronti: ora, non solo i dispositivi tecnologici rappresentano dei supporti irrinunciabili per lo studio, ma soprattutto gli studenti ne hanno scoperto le potenzialità educative. Grazie all’utilizzo degli strumenti messi a loro disposizione dalla scuola, gli studenti hanno potuto spendere con successo competenze acquisite spontaneamente, hanno condiviso interessi e abilità. Il ruolo importante giocato dal docente è stato quello di costruire un percorso finalizzato alla formazione di cittadini attivi e responsabili, requisiti richiesti per entrare nel villaggio globale dell’informazione. l monitoraggio conclusivo del progetto ha messo in evidenza che la sperimentazione ha avuto una ricaduta importante sul metodo di studio. Tale dato è decisamente confortante in quanto è un aspetto che esula da una situazione contingente dovuta alla dotazione tecnologica presente. Il processo d’innovazione ha coinvolto più attori, dentro e fuori la scuola. Ha consentito di instaurare interessanti sinergie che hanno permesso di raggiungere traguardi nemmeno ipotizzabili. Un importante risultato è stato ottenuto presso l’istituto comprensivo San Giorgio di Mantova con la nascita del Centro di sperimentazione delle tecnologie didattiche (CSTD) diretto dal dirigente scolastico Ugo Zavanella, grazie al quale le aziende produttrici di hardware e software incontrano la scuola e sono in grado di offrire risposte concrete alle specifiche esigenze della didattica. Inoltre, più ancora che in passato, editori e docenti si confrontano per cercare di delineare il profilo del libro di testo del futuro che sia funzionale e in grado di rispondere alle nuove esigenze. Risulta evidente che il ruolo del docente si è modificato: ora deve facilitare il processo di costruzione attiva del sapere tramite la mediazione delle nuove tecnologie.

La scuola sta vivendo una rivoluzione euristica destinata ad aprire ben più ampi orizzonti dell’epistemologia. Compito prioritario diventa educare a vivere con responsabilità e consapevolezza nella società dell’informazione. Tra gli scopi della scuola ci deve essere quello di sviluppare la capacità di usare i nuovi mezzi, di interpretarne criticamente i contenuti veicolati che richiedono adeguamenti semiotici per analizzare e comprendere i nuovi messaggi con competenza e responsabilità. La condizione di transizione in cui ancora oggi si trova la scuola italiana, sia a causa di una diffusione a macchia di leopardo degli strumenti sia per l’atteggiamento a volte diffidente da parte dei docenti nei confronti di nuovi ambienti e di nuovi sistemi, rischia di avvalorare la visione che i giovani hanno di sé, ossia di essere gli unici in grado di gestire i nuovi strumenti. Ecco perché è necessario che il docente recuperi il suo ruolo anche di mediatore tra le tecnologie e i soggetti che ne fanno uso. L’introduzione, ma soprattutto l’utilizzo, negli ambienti di apprendimento, di dispositivi tecnologici deve essere affrontata in termini culturali e non strumentali, condizione che non può prescindere da una peculiare formazione professionale degli insegnanti.

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