L’eredità di Leopardi in un convegno veronese

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Gli studi sulla fortuna di Giacomo Leopardi sono in continua crescita: una rete di studiose e studiosi collabora per condividerli anche con il grande pubblico e con insegnanti e studenti.

 

Presso l’Università di Verona si è svolto qualche settimana fa, il 24 e il 25 maggio, il convegno “L’eredità di Leopardi. Dal Novecento al contemporaneo”: se ne dà notizia non solo per sottolineare il valore scientifico di un’iniziativa molto apprezzata nel circuito accademico, ma per accreditare l’iniziativa come un’occasione preziosa di formazione anche per gli insegnanti delle scuole.
Introdurre i giovani al pensiero e alla poesia di Leopardi è per ognuno di loro una sfida che si rinnova, un’esperienza emozionante ma anche una responsabilità che in modo ricorsivo li chiama a condividere con i discenti una comune ricerca di senso, con la fiducia che

la civilizzazione tende naturalmente a propagarsi […] finché vi sieno creature civilizzabili e associabili al gran corpo della civilizzazione, alla grande alleanza degli esseri intelligenti.

Così appuntava Giacomo in una pagina dello Zibaldone in data 13 aprile 1827, avendo in animo di scrivere una Lettera a un giovane del ventesimo secolo e molto opportunamente gli organizzatori hanno posto questa nota in epigrafe al programma dei lavori.

Un gruppo di studiosi appassionati

Il convegno nasce da un’idea di Massimo Natale, che ha introdotto i lavori e che ne ha condiviso la direzione scientifica con Giuseppe Sandrini, entrambi in forza all’ateneo veronese. Ma le giornate veronesi hanno anche consolidato il sodalizio fra lo stesso Massimo Natale e Franco D’Intino, già curatori volume Leopardi (Carocci, 2018), una raccolta di saggi di vari autori che si interrogano su quale posto spetti oggi al poeta di Recanati nella nostra cultura, cercando di cogliere aspetti nel corpus leopardiano che non sono stati ancora esplorati a fondo dal discorso critico, fino a illuminare alcune dinamiche della ricezione nel nostro tempo e senza trascurare affioramenti nella narrativa, nell’arte figurativa, nella fotografia, nel cinema.

Natale e D’Intino hanno assistito alla presentazione dei risultati delle ricerche dei loro brillanti allievi, fra cui Federica Barbone e Lorenzo Moscardini. La prima, nella sua ricognizione Sul Leopardi di Fabio Pusterla, ha descritto una parabola che diacronicamente ha guardato all’intera opera del poeta ticinese, documentando un interesse vivo per Leopardi fin dai suoi esordi, ma riscontrando poi la presenza di tessere leopardiane nel poemetto Il volo della libellula dalla raccolta Argéman (2014) – per cui è ipotizzata l’esistenza di un Vittorio Sereni mediatore contemporaneo – e arrivando infine a isolare casi di riappropriazione anche nell’ultima raccolta di Pusterla, Tremalume (2022), con interpolazioni di Andrea Zanzotto (convocato direttamente nella lirica Paesaggio verticale. Compianto per una valle fra le tante).

Lorenzo Moscardini, invece, ha presentato una relazione su Giorgio Caproni e l’orma di Leopardi, completando il quadro che un altro allievo della scuola di Franco D’Intino, Vincenzo Allegrini, ha tracciato nel suo recente volume L’onda trascorrente (2022), un ampio studio all’inseguimento delle tracce dei Canti nelle opere di Saba, Montale, Sereni e Giudici. Allegrini, peraltro, ha dato il suo contributo alle giornate veronesi aggiungendo un ulteriore tassello alla fortuna posteriore di Leopardi analizzando testi di Palazzeschi poeta.

Segnalo tuttavia altri interventi di spessore curati da studiose specialiste di poesia contemporanea, di particolare interesse per quegli insegnanti che volessero, a partire da Leopardi, tentare in classe un’esplorazione della poesia contemporanea: Matilde Manara ha indagato la presenza di Leopardi nella poesia di Mario Benedetti ravvisando con una fine lettura depositi inaspettati che stabiliscono una suggestiva parentela fra Ginestre, genziane ed erbe amare; Adele Bardazzi ha osservato come Il moto perpetuo della materia leghi la poesia di Leopardi a quella di Antonella Anedda (autrice peraltro di un libro leopardiano fin dal titolo e di una qualche spendibilità in classe: Le piante di Darwin e i topi di Leopardi); Chiara Portesine ha dipanato il filo che lega Leopardi a Umberto Fiori, il quale certamente con l’illustre predecessore condivide l’idea di mettere in versi una riflessione sul mondo. La comunicazione di Portesine si è soffermata anche sull’ultima silloge pubblicata da Fiori, Autoritratto automatico (2023), opera nella cinquina della sezione poesia del premio Strega di quest’anno.

Un dialogo ininterrotto

Nel formulare l’auspicio che siano presto disponibili gli atti per poter condividere con un’ampia cerchia di cultori del genio leopardiano i risultati delle ricerche a cui ho solamente accennato sopra, anche allo scopo verificarne di volta in volta la spendibilità in aula – ad esempio per anticipare, parallelamente a Leopardi, lo studio di qualche poeta del Novecento che raramente trova spazio in un canone scolastico irrigidito e che da decenni raggiunge con affanno Montale trascurando tutto quello che è accaduto in seguito –, il convegno “L’eredità di Leopardi” ha dimostrato davvero efficacemente quanto le parole e la figura dell’autore dei Canti siano presenti e vive nel frastuono della contemporaneità.
Lo ha fatto anche grazie alla scelta degli organizzatori di dedicare una sessione alle presenze extraletterarie del lascito leopardiano: nell’illustrazione (Elena Pontiggia, Il Leopardi di Tullio Pericoli), nella fotografia (Corrado Benigni, Leopardi e Giacomelli. Scrivere per immagini), nel cinema (Fabio Alcantara, Leopardi tra gli schermi: filmare la vita, mostrare il pensiero. Risi, Martone, Godard), nella cultura pop (Raoul Bruni, Un Leopardi ‘pop’: L’infinito di Tiziano Scarpa).
Ma il dialogo ininterrotto di Leopardi con i lettori di ogni tempo è emerso soprattutto dalle testimonianza di poeti e scrittori di oggi che hanno mantenuto un saldo legame con il loro predecessore: le prolusioni, generose e appassionate, di Marco Balzano, di Guido Mazzoni e di Gian Mario Villalta hanno rivelato come ognuno di loro abbia il “suo” Leopardi, fedele compagno nel viaggio della vita, prima che riferimento nel lavoro intellettuale e nella pratica della scrittura, che sia poetica o narrativa o saggistica.

Il progetto “L’eredità di Leopardi”

A conclusione dei lavori, Simone Niedda ha presentato un’anteprima del sito “L’eredità di Leopardi”, un progetto ambizioso nato in seno all’Università di Verona e in collaborazione con l’Università di Roma La Sapienza e l’Università di Oxford: è stato offerto un saggio delle potenzialità dello strumento in costruzione, un sito che ha l’obiettivo di tracciare una mappa estensiva della ricezione dei Canti in Italia e nel mondo, fra Otto-Novecento e oltre. Per gettare uno sguardo complessivo sulla questione specifica dei rapporti di intertestualità fra Leopardi e gli autori successivi, è stato progettato un database che permetterà di spaziare nella fitta rete dei debiti testuali contratti con il poeta dell’Infinito.
I ricercatori coinvolti sono al lavoro per la compilazione e l’inserimento delle schede, suddivise per autore e corredate dalla necessaria e aggiornata bibliografia di riferimento: le prime sezioni saranno a breve in libera consultazione, ma da quanto è stato mostrato è parso evidente che non si tratta di un’impresa di ecdotica digitale destinata a un ristretto gruppo di studiosi specialisti, ma di un repertorio agile, che si presta a un impiego diffuso, con potenzialità didattiche molto interessanti: anche gli studenti della secondaria, opportunamente guidati dai loro insegnanti, potranno acquisire consapevolezza di quanto Leopardi sia un autore inattuale, in grande anticipo rispetto al suo tempo, un grande interprete della modernità, dei cui lieviti si è nutrita la poesia successiva nelle numerose e diverse forme di ripresa che la memoria dei poeti ha saputo di volta in volta inventare.

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Claudia Mizzotti

Già bibliotecaria, insegnante di Lettere italiane e latine nel liceo e formatrice, è autrice Loescher di un manuale di storia.

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