La DAD alla secondaria di I grado: un primo bilancio

Tempo di lettura stimato: 6 minuti
Sono soddisfatta della prima fase della mia DAD e mi considero fortunata perché, anche se con qualche difficoltà all’inizio, i miei ragazzi sono tutti nelle condizioni di seguire la didattica a distanza. La DAD nella mia scuola ha potuto essere “inclusiva” e non “esclusiva”, ma se mi confronto con colleghi in altre scuole d’Italia so che purtroppo non è così ovunque.
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L’inizio di una poesia elaborata nella settimana del 21 marzo, inizio della primavera, in una classe prima.

Fin dall’inizio sono partita con una piccola grande convinzione: la mia DAD doveva avere come fine primo incontrare i miei ragazzi, vedere i loro volti e le loro espressioni, capire come stavano e come stessero vivendo questo momento, sapere delle loro famiglie, parlare con loro e ristabilire prima di tutto la relazione. E di tutto il resto? Avrei potuto farne a meno.

Gettate le fondamenta, abbiamo cominciato insieme a ricostruire piccole e nuove routine che potessero darci sicurezza reciproca, concordare insieme cosa fare e che strade percorrere in una scuola a distanza nuova per docenti e studenti.

Credo che ci siano eventi che ci spingono a fermarci e capire quali sono le cose essenziali, quelle di cui non possiamo fare a meno: per me lo è la relazione con i miei studenti a cui rivolgo il mio sguardo e la mia attenzione sempre prima come persone.

Certo, ci sono stati anche per me “errori” e cambi di percorso perché, quando è partito il treno della DAD, credo che tutti i docenti – me compresa – nel giro di poco siano stati colti dal pensiero di “quanto” dovevamo fare e recuperare, ma la DAD è una esperienza nuova e mi sono ben presto resa conto che si tratta di una didattica profondamente diversa, anche e soprattutto nei contenuti da proporre.

Nella didattica a distanza non tutto può essere insegnato come in presenza, e ho dovuto cominciare a rimodulare i miei contenuti e a trovarne di nuovi, forse anche di migliori.

Se c’è una cosa che ho imparato in questo mestiere è che richiede una elasticità estrema e un grande spirito di adattamento, cosa non sempre facile, ma necessaria.

Gli schemi e le abitudini, però, sono duri a morire, e in breve tempo ci siamo messi tutti a correre. In una delle mie ultime lezioni in videoconferenza ho percepito che i miei alunni erano spaesati, in affanno esattamente come lo ero io passando da una videoconferenza all’altra senza sosta – in buona fede, ma decisamente un errore. Ho allora introdotto la settimana della “didattica slow”: una didattica lenta finalizzata a favorire la scrittura personale e la lettura per sostare.

La mia “didattica slow” ha puntato sull’uso del taccuino. Mai come ora mi è parso chiaro che i ragazzi potevano comprendere e sperimentare il vero senso di questo strumento: un luogo dove poter scrivere in qualsiasi momento della giornata e soprattutto non per la scuola ma per sé stessi, per la vita: utilizzare la scrittura come rifugio, per esprimere i loro sentimenti ed emozioni.

Chiedo loro annotazioni libere e/o guidate: nella settimana del 21 di marzo – primo giorno di primavera – abbiamo celebrato l’arrivo della nuova stagione proponendo ai miei alunni di scrivere annotazioni quotidiane sul tema, per una settimana; alla fine di questo periodo hanno scelto l’annotazione per loro più significativa da cui trarre una poesia.

Con l’attività da me intitolata #dilloconunaparola ho pensato di coinvolgere oltre agli studenti anche le famiglie di entrambe le mie classi, una prima e una terza media. Cogliendo il suggerimento di Sabina Minuto ho utilizzato il mazzo di parole realizzato da Teatro 21 di Savona e ho chiesto loro di scegliere una parola che li colpisse e che sentissero loro e, partendo da questa, realizzare qualunque cosa volessero: un disegno, una mappa di parole, una poesia ecc. Hanno aderito in tanti ed è stato bello trovare tanti elaborati “formato famiglia”.

Il taccuino ora è il protagonista di un’altra attività work in progress, #casarifugiodell’anima: in questo periodo di quarantena ho chiesto ai miei ragazzi di guardare con altri occhi alla loro casa e alle stanze della loro quotidianità raccontando dei loro “rifugi”, vecchi e nuovi o riscoperti.

Le annotazioni sul taccuino del lettore mi permettono il connubio tra lettura e scrittura: abbiamo continuato a leggere, ad alta voce, durante gli incontri su Meet e ad annotare durante la lezione online e a casa; abbiamo ritrovato la nostre routine. Le mie minilesson di lettura hanno trovato il loro focus sulle strategie di lettura individuale e autonoma, come ad esempio trascrivere e annotare la conversazione interiore durante la lettura, o annotare su post-it il punto esatto in cui mi distraggo o mi sorgono domande e dubbi, e tante altre finalizzate a mantenere l’attenzione mentre si legge da soli.

Alla luce dell’esperienza fatta fino ad ora, se guardo avanti e cerco di capire verso cosa mi sto dirigendo posso solo fare una previsione della mia futura DAD.

Il cambio di percorso è avvenuto soprattutto per me, che applicavo una didattica laboratoriale di scrittura e lettura basata sulla relazione e la condivisione, ma è bastato cambiare prospettiva e mettermi a riflettere su cosa potevo mantenere e valorizzare, e cosa inventare.

Per quanto mi riguarda, è sempre e solo una questione di scelta: la filosofia del Writing and Reading Workshop ancora una volta mi è venuta in aiuto, perchè continuo a focalizzarmi sul processo e non sul prodotto e fornisco ai miei studenti attività finalizzate alla riflessione e alla rielaborazione, all’ascolto. Certo, sto a guardare, imparando anche io ogni giorno.

Una volta tornata a scuola vorrei potermi guardare indietro e vedere che non ho sprecato questo tempo inutilmente rincorrendo solo contenuti: spero di essere riuscita, ancora una volta, ad accompagnare i miei ragazzi e a camminare con loro costruendo insieme la strada passo dopo passo; spero di essere riuscita a trasformare questo periodo di assenza in presenza oltre le distanze, di ascolto di noi stessi e degli altri; di aver recuperato il valore del tempo e degli affetti, di aver sperimentato veramente l’importanza della scrittura e della lettura personale per la vita e non per la scuola. Queste sono per me vere competenze per la vita.

L’ultima (ma non meno importante) cosa che vorrei accadesse è dimenticare tutto questo, cancellarlo con un colpo di spugna rifacendomi fagocitare dal vortice di impegni e adempimenti che tante volte mi hanno sopraffatta. Senza perdere di vista i ragazzi e la didattica, vorrei che fossimo tutti pronti per una vera didattica slow.

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Elisa Golinelli

Insegna in una scuola secondaria di primo grado “Francesco Montanari” a Mirandola. Insieme a Sabina Minuto si occupa dei laboratori di lettura e scrittura messi a punto dalla Columbia University (Writing and Reading Workshop), contribuendo a portarne in Italia il metodo.

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