La caccia al tesoro di Elio Sparziano

Storico, ufficiale di cavalleria, epigrafista… Il protagonista dell’ultimo romanzo di Ben Pastor è anche un abile detective, la cui ultima indagine ci porta in Palestina tra il terzo e il quarto secolo d.C. Una recensione di “La grande caccia. Un’indagine di Elio Sparziano”, Mondadori, Milano 2020

Davanti al nome di Elio Sparziano credo che la maggior parte delle persone potrebbe chiedere: «Chi era costui?». Proprio la stessa domanda, cioè, che Don Abbondio si era posto riguardo al filosofo Carneade… E avrebbero qualche buona ragione per formulare tale interrogativo anche gli addetti ai lavori, perché se è vero che Elio Sparziano è ricordato tra gli autori di una serie di tarde biografie di imperatori romani (la cosiddetta Historia Augusta), è altrettanto vero che nulla sappiamo di lui; c’è addirittura chi pensa si tratti di una personalità fittizia, priva di realtà storica.

Historia Augusta
Un foglio dell’Historia Augusta conservata nella Biblioteca Apostolica Vaticana

Ma dove non arriva la «storia», arriva l’«invenzione», e dove non abbiamo il «vero storico» si può sempre costruire il «vero poetico» (chiedo scusa se cito ancora Manzoni…); pertanto la bravissima scrittrice italo-americana Ben Pastor ha costruito un Elio Sparziano «verosimile» rendendolo protagonista di numerosi suoi romanzi storici, l’ultimo dei quali è La grande caccia. Un’indagine di Elio Sparziano, Mondadori, Milano 2020.

Ufficiale e gentiluomo

L’Elio di Ben Pastor è un alto ufficiale di cavalleria dell’esercito romano, che ricopre spesso funzioni straordinarie di “inviato speciale” dell’imperatore, che lo trasformano in una sorta detective ante litteram. Intelligente e coraggioso, mostra una fedeltà assoluta a Roma, pur vivendo in una fase storico-politica molto confusa: quella della Tetrarchia dioclezianea e degli anni che vi seguirono (a cavallo tra il III e il IV sec. d.C.), con l’impero nelle mani di quattro principi a loro volta “assediati” da altri pretendenti al trono.
Sparziano è però anche un uomo colto, uno storico raffinato, che ha studiato ad alto livello nonostante le modeste condizioni della sua famiglia, di origine pannonica e di tradizione militare. Siamo dunque davanti a una sorta di “ufficiale e gentiluomo” – rubando la definizione al celebre film con Richard Gere che negli Anni Ottanta sbancò il botteghino – che spicca in mezzo a una pletora di soldati e funzionari statali corrotti.

Elena imperatrice, Roma (Musei Capitolini)

C’è, inoltre, un altro aspetto della personalità del Nostro che va segnalato; egli infatti – biondo, aitante, aiutato dal “fascino della divisa” – è spesso alla ricerca di compagnia femminile, e frequenta sia matrone (in questo romanzo perfino Elena, madre del futuro imperatore Costantino), sia prostitute delle più varie località. Sì, da buon soldato, Elio ama frequentare i bordelli di lusso; ma – e qui subentra l’intellettuale… – lo fa (anche) con l’intento di redigere una vera e propria “guida” ad uso dei futuri utenti. Se davvero l’avesse scritta, ci troveremmo davanti a un documento di eccezionale valore storico-documentario, magari da mettere a confronto con le numerose scritte graffite trovate sui muri delle antiche “case d’appuntamento” (specialmente a Pompei), attestanti la soddisfazione o meno dei clienti.

Tutti in Palestina, in cerca di un tesoro

È a un uomo così che nel 306 d.C. Galerio, l’Augusto della parte orientale dell’impero, affida una delicata missione nell’irrequieta provincia di Palestina. Elio infatti deve ufficialmente redigere le liste dei cristiani di quella regione, in un’epoca nella quale la loro religione non era ancora lecita (lo sarà solo dal successivo 313 d.C.) e veniva dunque in qualche modo “perseguitata”.

L’imperatore Galerio, dal suo palazzo a Felix Romuliana (Serbia)

Ufficiosamente, però, c’è dell’altro. Infatti il Nostro è incaricato anche di andare alla ricerca di un antico tesoro – il mitico “tesoro dei Maccabei” – da costoro strappato molti secoli addietro al re siriano Antioco, ma una ventina d’anni prima nascosto in misteriose grotte da alcuni soldati romani. A proposito di questo ci sono per lo più voci confuse – rumores come dicevano i latini – che però sembrano pian piano assumere una certa consistenza, corroborate anche dalla lettura da parte del dotto Elio delle Antichità giudaiche di Flavio Giuseppe, da lui usate a mo’ di Baedeker (un po’ come fece Schliemann con l’Iliade per localizzare l’antica Troia).
Ma non c’è tesoro senza caccia, come ci hanno insegnato da piccoli… dunque sembra che in Palestina, all’inseguimento di quell’oro, Elio sia in buona (o cattiva) compagnia; infatti tra i suoi più pericolosi rivali ci sono l’amico-nemico di vecchia data Baruch ben Matthias (un mercante senza scrupoli), e proprio la spregiudicata Elena di cui già si è detto, la quale pensa che quelle ricchezze faciliterebbero l’ascesa al trono di Costantino.

Una rigorosa ricostruzione storica

Ovviamente, non racconto come va a finire. Non posso però esimermi dal manifestare il mio plauso per la fedeltà nella ricostruzione storica dei luoghi, degli ambienti, degli usi, dei costumi, ma soprattutto della mentalità di quel periodo. L’autrice infatti si muove con disinvoltura tra località remote dell’impero, marittime o desertiche, tra ville patrizie, palazzi ufficiali, bettole e bordelli (appunto), tra strade principali e secondarie; si sofferma con cura su particolari meteorologici e perfino gastronomici (ottimo, ad esempio, il pesce fritto nelle locande sul lago di Tiberiade); descrive con attenzione personaggi di diversa estrazione, rango e cultura religiosa e addirittura la fisionomia dei loro cavalli.

lago tiberiade
Veduta del lago di Tiberiade. Photo THOMAS COEX/AFP/Getty Images

Ma – ripeto – il valore aggiunto di questa fatica è la lettura dello “spirito” di quei tempi, poiché vi troviamo da un lato l’esatta fotografia della difficoltà dei rapporti tra pagani e cristiani (si vede che Ben Pastor – che ha alle spalle raffinati studi classici – conosce bene gli Atti dei martiri), dall’altro la perfetta resa delle lotte per il potere di quegli anni; lotte che qui – come già ho anticipato – hanno la loro manifestazione più “plastica” proprio nella figura di Elena, donna priva di scrupoli. E dire che poi l’hanno fatta santa…

Ben Pastor

Certamente al lettore del romanzo la Storia (e qui la scrivo con la S maiuscola…) deve piacere, perché questa emerge in tutte le 661 pagine del romanzo. Non si deve infatti pensare a un “giallo” dai ritmi incalzanti, ma a un avvincente racconto nel quale vicenda narrata e contesto storico hanno pari dignità; e lo stesso si può dire anche per i libri di Ben Pastor che hanno come protagonista Martin Bora, ufficiale tedesco sui generis attivo durante la Seconda Guerra mondiale, dei quali già ho scritto su queste colonne.
D’altronde conosco bene – perché ne ho parlato direttamente con l’autrice – lo scrupolo documentario (quasi maniacale!) con il quale lei prepara i suoi romanzi, laddove davvero nulla è lasciato al caso. E, come già ho scritto prima, tutto questo si vede.

Elio Sparziano epigrafista?

Mi si permetta di concludere – da epigrafista quale sono – con il piacere di avere trovato un nuovo… collega! Infatti Elio Sparziano, davanti al tempio di Adriano a Tiberiade, analizza con cura le lapidi (onorarie, di opere pubbliche, funerarie ecc.), materiale di risulta reimpiegato in quella costruzione, e cerca di interpretarne le lettere incise.
Sono soprattutto le iscrizioni funerarie dei soldati che empaticamente lo interessano, iscrizioni che «consunte dal tempo o dalla malizia iconoclasta, celebravano tribuni, centurioni, graduati di ogni tipo. Pochi di loro erano sopravvissuti fino alla pensione; molti avevano perso la vita in giovane età a causa di malattie o incidenti; altri, come prevedibile, erano caduti sul campo» (p. 316). Ma chi leggerà il libro scoprirà che quelle lettere malconce non solo rappresentano una sorta di Spoon River Anthology militare, ma contengono anche importanti informazioni per la ricerca del tesoro.

Dunque chi trova un’epigrafe e la sa intrepretare trova un tesoro? Un pochino, per noi epigrafisti, ciò è vero; il nostro tesoro non è però (purtroppo) fatto di monete d’oro, ma di “briciole” di conoscenza del mondo antico, anche se il più delle volte leggiamo su quelle pietre solo qualche nome di persona o qualche «storta sillaba» di montaliana memoria. Se davvero avessi aspirato alle monete d’oro, al momento della Laurea e del Dottorato (una vita fa…), avrei dovuto orientarmi non sull’Epigrafia latina bensì sulla Numismatica. Ma anche in questo caso avrei avuto Elio Sparziano come collega, abile com’è a riconoscere le monete coniate nelle varie zecche dell’impero, perfino in quelle non ufficiali, e a ponderare per bene il loro peso e la loro vetustà (pp. 139-140).
Insomma, lo ripeto, il nostro personaggio è davvero un soggetto multitasking: soldato coraggioso, storico erudito, latin lover un po’ meditabondo, detective astuto, pur senza mai sembrare un antipatico “primo della classe”. Temo proprio che lo Sparziano vero – se mai è esistito – non avrebbe potuto essere tanto perfetto!

Mauro Reali

Docente di Liceo, Dottore di Ricerca in Storia Antica, è autore di testi Loescher di Letteratura Latina e di Storia. Le sue ricerche scientifiche, realizzate presso l’Università degli Studi di Milano, riguardano l’Epigrafia latina e la Storia romana. È giornalista pubblicista e Direttore responsabile de «La ricerca».

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