I Principia di Oxford. La filosofia come design concettuale

L’espressione “design concettuale”, usata da Floridi per indicare la filosofia, anzi per caratterizzarla, ha un suo fascino. Come è noto, gli oggetti di design assommano in sé funzionalità e bellezza, sono il frutto di un operare in cui scienza, tecnica ed estetica si fondono, producendo qualcosa che si eleva. Questo paradigma, applicato alla filosofia, apre un nuovo modo di pensarla ed è esso stesso il frutto di una brillante operazione di design concettuale. Terza puntata dell’approfondimento sui “Principia” di Oxford.
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Sol LeWitt, Open Geometric Structure 2-2,1-1, 1991.© The LeWitt Collection, Chester, CT.

Il secondo capitolo del libro di Luciano Floridi, The Logic of Information (di cui ho già avuto modo di scrivere qui e qui), è dedicato alla filosofia come design concettuale. Si tratta di un approccio alla filosofia poietico, in cui predomina il fare, costruzionista, che si pone in alternativa agli approcci di tipo mimetico, imitativo di un qualcosa che già c’è, o rappresentazionale (cfr. p. 27). La filosofia, insomma, non descrive la realtà, non pretende di svelarne i principi ultimi o le essenze, non porta il concetto alla sua automanifestazione, né consiste in una o in una serie di metanarrazioni. Essa, piuttosto, elabora, costruisce e sviluppa concettualizzazioni.

Floridi mette in guardia contro quell’approccio al conoscere che favorisce una ricezione passiva e mimetica, cioè imitativa, delle informazioni, lo chiama il dogma platonico. Esso si allea, ritiene l’autore, al realismo ingenuo di senso comune, così da rendere molto difficile un cambio di paradigma. Pensando alla storia della scienza, le riflessioni di Floridi fanno venire in mente la resistenza che nel Cinquecento vi fu al cambio di paradigma cosmologico da geocentrico a eliocentrico. Il senso comune sembrava giustificare, al di là di ogni ragionevole dubbio, il geocentrismo, dato che l’esperienza quotidiana di un sole che sorge, si muove sull’orizzonte e tramonta, pareva mettere in scacco qualsiasi concettualizzazione alternativa. Eppure il cambio di paradigma vi fu lo stesso, per la capacità di alcune menti eccelse di elaborare e adottare una nuova concettualizzazione.
Sulla base della riflessione di Floridi, il concetto di movimento apparente del sole si rivela per quello che è: il frutto di un’operazione di design concettuale di successo, tanto che la scienza ne è stata segnata in maniera epocale. Essa consente di salvare l’esperienza di senso comune e tuttavia al contempo indica che il punto di vista dell’osservatore non è l’unico possibile e talvolta forse nemmeno quello da preferire. Si vede dunque che il mero appello alla realtà può impedire il progresso della riflessione: una situazione che, nella società dell’informazione in cui siamo immersi, può diventare uno svantaggio grave.

Naturalmente, Floridi è ben consapevole che l’idealismo romantico, il pragmatismo americano, il costruttivismo (con la v) postmoderno, per fare solo qualche esempio, già in passato sono andati nella direzione che lui sta indicando, cioè in direzione opposta rispetto al dogma platonico. Alcuni di essi però si sono spinti troppo oltre.
Da un lato infatti, secondo Floridi, è sbagliato negare il valore poietico delle nostre attività epistemiche, dall’altro però lo è anche negare una qualche esistenza, o almeno un’indipendenza ontologica, del mondo esterno. Floridi sostiene una forma di kantismo che si distanzia tanto dal realismo che descrive, quanto dal costruttivismo che prescrive, in nome di un costruzionismo (con la zeta) che inscrive (p. 30). La realtà, come la esperiamo, dunque, è un artefatto semantico (p. 51).

Le riflessioni metafilosofiche e gnoseologiche di Floridi hanno conseguenze rilevanti anche sul piano pedagogico. Bisogna evitare, mette in guardia il filosofo, che le nuove generazioni si formino come meramente passive nel ricevere e consumare le informazioni, dovremmo piuttosto formare dei produttori e designer di informazioni, proattivi e critici. L’ortodossia del dogma platonico, osserva ancora l’autore, va insomma abbattuta, aprendo a nuovi stili di pensiero e a nuove pratiche intellettuali.
Si vede dunque che la domanda su cosa sia la filosofia è una domanda filosofica che ha un impatto a cascata che indirizza ulteriori ricerche e intuizioni nuove e feconde. Il lettore che voglia scavare più a fondo nella riflessione di Floridi, nel costruzionismo minimalista, svolto col metodo dei Livelli di Astrazione, farà bene a leggere questo tanto impegnativo quanto ispirante lavoro filosofico.


Per approfondire, dello stesso autore su «La ricerca»:

I Principia di Oxford
I Principia di Oxford. Le domande della filosofi
L’iperstoria e il suo paradosso: riflessioni sull’infosfera #1
Giano ovvero la tecnologia: riflessioni sull’infosfera #2
Il che cosa dell’istruzione elettronica: riflessioni sull’infosfera #3

Gian Paolo Terravecchia

Cultore della materia in filosofia morale all’Università di Padova, si occupa principalmente di filosofia sociale, filosofia morale, teoria della normatività, fenomenologia e filosofia analitica. È coautore di manuali di filosofia per Loescher editore. Di recente ha pubblicato: “Tesine e percorsi. Metodi e scorciatoie per la scrittura saggistica”, scritto con Enrico Furlan.

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