La dedica di Célestin Freinet. Storia e attualità di una pedagogia (Edizioni Junior 2025) è rivolta agli insegnanti «che hanno raccolto e raccoglieranno il testimone consegnato loro da Célestin e da Elise Freinet». Ma in cosa consiste questa eredità? E soprattutto, è davvero attuale, come recita il sottotitolo di questo testo? E può esserlo anche per chi insegna nella secondaria di primo e di secondo grado?
Eredità e attualità di Freinet
Come ricorda l’autore, che è stato insegnante, dirigente scolastico e docente presso l’Università di Torino, oggi la maggior parte delle opere di Freinet non è disponibile in italiano: scaturisce anche da qui la necessità di questo testo, che unisce il rigore della ricerca scientifica a un più che riuscito intento divulgativo, senza cadere nell’agiografia.
Alla base della pedagogia Freinet sta un profondo senso del collettivo, aspetto che la distingue da altre pedagogie attive e che interpella profondamente ogni docente che sia consapevole di vivere in un’epoca radicalmente individualista, oltre che del rischio dell’autoreferenzialità insito nella pedagogia tradizionale.
Metodi e tecniche della pedagogia di Freinet
Se quest’ultima è caratterizzata da un impianto esclusivamente trasmissivo e gerarchico, la pedagogia Freinet, fondata sulla volontà di contribuire alla formazione di persone libere e pensanti in modo autonomo, valorizza lo slancio creativo di bambine e bambini, ragazze e ragazzi, che vengono paragonati/e a torrenti impetuosi il cui corso non deve essere ostacolato ma solo canalizzato: la classe è coinvolta in modo attivo nell’apprendimento attraverso diverse tecniche volte a indirizzare lo slancio vitale del discente, in modo da farlo crescere con libertà, quantunque disciplinata dall’ambiente.
Coinvolgente è la ricostruzione della vicenda biografica e professionale di Freinet, nato nel 1896 a Gars, nel sud della Francia: dopo la drammatica esperienza della Prima guerra mondiale, durante la quale riportò una ferita a un polmone, iniziò a insegnare, percorrendo strade alternative alla cosiddetta pedagogia tradizionale. La natura innovativa delle sue proposte didattiche non derivava tanto, come sostengono alcuni, dalle difficoltà respiratorie che gli rendevano difficile tenere lezioni tradizionali, quanto dalla convinzione della necessità di contribuire alla formazione di esseri pensanti e liberi.
Lavorano in tale direzione le sue preziose tecniche: secondo il materialismo pedagogico sostenuto dal maestro di Gars, la pedagogia è fortemente condizionata dai materiali di cui fa uso.
Se la lavagna e i libri di testo hanno contribuito alla creazione di una pedagogia meramente trasmissiva, occorrono nuovi materiali e nuove tecniche, come la classe promenade, una forma di apprendimento esperienziale che fa uscire la classe dalle mura scolastiche per farla interagire liberamente con l’ambiente e che prevede poi una riflessione su quanto osservato; il testo libero, che sostituisce la composizione in cui si è costretti a rispondere a un enunciato del docente e dà alla possibilità a chi scrive di scegliere l’oggetto della propria scritture; la corrispondenza interscolastica; il giornale; le conferenze dei ragazzi, che prevedono che chi ha fatto ricerche particolari le condivida con il gruppo classe, con l’intento di far scaturire nei compagni e nelle compagne una riflessione a partire dalla propria ricerca, riflessione utile tanto a chi l’ha svolta quanto agli altri.
Ciascuna di queste tecniche può essere impiegata proficuamente da chi insegna alla secondaria di primo o secondo grado.
Attualità e prospettive
Il/la docente che si rende conto dei limiti dell’approccio esclusivamente trasmissivo della pedagogia tradizionale troverà nel testo di Bottero fecondi stimoli di riflessione, che potranno essere anche adattati alla complessità del mondo contemporaneo: solo per fare un esempio, si pensi alla creazione di un podcast su un argomento scelto dalla classe o alla stesura di un testo collettivo, strumenti preziosi se percepiti come stimolanti da un gruppo classe.
La pedagogia Freinet muove dalla necessità di coinvolgere in modo più attivo gli/le studenti nell’apprendimento, tenendo conto dei diversi livelli di quest’ultimo; il maestro di Gars credeva che fosse importante che ogni studente identificasse obiettivi personali con cui misurarsi all’interno di un programma individualizzato.
Brevetti e capolavori per misurarsi con sé stessi
Freinet ha adattato alle esigenze scolastiche il sistema dei brevetti desunto da Baden Powell, proponendo alcuni brevetti obbligatori – che corrispondono alle competenze da acquisire nelle varie discipline scolastiche – e altri brevetti facoltativi; se il maestro francese proponeva quelli di tipografo, collezionista, programmatore, poeta, inventore, pittore, scultore, quali potremmo proporre noi oggi?
Il sistema dei brevetti non mette il soggetto che apprende in competizione con gli altri, ma lo porta a misurarsi con sé stesso, oltre a essere un sistema inclusivo che non esclude nessuno. Forse una riattualizzazione di tale sistema potrebbe essere molto utile a noi docenti, soprattutto quando dimentichiamo che la scuola non deve sfornare specialisti di alcuna disciplina e che deve essere la scuola di tutti.
Freinet affianca ai brevetti la pratica dei capolavori: se i primi sono prove relative alla dimostrazione di specifiche competenze, i secondi corrispondono a prove globali in cui si chiede di produrre qualcosa di intellettuale o materiale che dimostri il possesso di un insieme di competenze.
Le recenti linee guida per l’orientamento prevedono che lo/la studente di triennio della secondaria di secondo grado, guidato/a da un/una docente tutor, identifichi in ciascun anno scolastico almeno un prodotto che ritiene rappresentativo dei propri progressi, denominato appunto come il proprio capolavoro. Nella mia esperienza di docente tutor ho sperimentato quanto sia prezioso per le ragazze e i ragazzi analizzare il proprio percorso formativo alla ricerca dei propri capolavori, identificando poi le competenze che hanno avuto modo di dispiegare al loro interno, scegliendo tra le otto competenze chiave europee (alfabetica funzionale, multilinguistica, matematica, digitale, personale sociale e capacità di imparare a imparare, sociale e civica in materia di cittadinanza, imprenditoriale, competenza in materia di consapevolezza ed espressione culturale).
Purtroppo, invece, nelle colleghe (per motivi ovvi il femminile sovraesteso a scuola sarebbe auspicabile, e almeno qui mi piace farne uso) l’uso del termine capolavoro suscita solo molta ilarità.
Interessi vitali e inerzia della tradizione
Un altro aspetto di cui Freinet tiene conto e che ci riguarda profondamente è che l’apprendimento deve dare spazio agli interessi vitali e autentici di chi apprende: la nota metafora secondo cui «Non si può far bere un cavallo che non ha sete» ci ricorda che è impossibile costruire un percorso di conoscenza se prima il soggetto non sente alcun interesse a andare in quella direzione. Questo lo sa bene qualsiasi docente, e il calo di attenzione e di interesse “costringe” a interrogarsi e a immaginare qualche cambiamento anche chi è più convinto dell’insostituibilità della lezione frontale e della bontà del criterio secondo il quale “si è sempre fatto così”.
Leggere il testo di Bottero consente inoltre di riflettere su ciò che distingue la pedagogia cooperativa freinetiana dal cooperative learning: se le due metodologie condividono l’impostazione secondo la quale l’apprendimento collettivo è più efficace di quello individuale, la prima non prevede certo premi o sistemi competitivi, ma propone un modo di vivere la scuola e la società di cui abbiamo ancora bisogno.
Il consiglio degli alunni: una pratica democratica
Grande importanza ha al suo interno il consiglio degli alunni, organizzato da questi ultimi e istituzionalizzato una volta a settimana, un momento in cui la/il docente delega il potere al gruppo classe: vengono identificati ogni volta un/una presidente, un/una segretario/a, e chi parla si ispira a quattro significative sezioni: “io critico”, “io mi complimento”, “io vorrei”, “io propongo”. Una simile prassi democratica, in uso in numerose classi di primaria e in alcune di secondaria di primo grado, gioverebbe molto tanto alla secondaria di primo quanto di secondo grado.
Alla base della pedagogia Freinet c’è infatti un modo di organizzare il vivere comune in cui le regole sono decise coralmente e in cui le tecniche sono realmente formative, contribuendo a costruire conoscenze e a costruire comunità, elementi di cui abbiamo bisogno se vogliamo contribuire alla creazione di una società più giusta e solidale di quella che stiamo lasciando in eredità alle nuove generazioni.