Festival di Berlino 2021

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Si conclude oggi il Festival di Berlino, che si è svolto interamente online. Una selezione dei film in concorso che ci auguriamo di poter vedere presto in sala.

Dopo la breve parentesi estiva, che ha permesso l’organizzazione dell’ultima Mostra del Cinema di Venezia, dal 24 ottobre scorso le sale cinematografiche hanno nuovamente chiuso i battenti. Forse riapriranno il 27 marzo, condizioni sanitarie permettendo. Nel frattempo le nuove tecnologie avanzano e 71° Festival di Berlino, iniziato il 1 marzo e che si conclude oggi 5 marzo, è stato tutto in versione digitale, con live streaming per la stampa e gli addetti ai lavori.

L’appuntamento con il pubblico è rimandato all’edizione Summer Special, che dovrebbe tenersi dal 9 al 20 giugno, con proiezioni all’aperto e in sala. La direttrice Mariette Rissenbeek e il direttore artistico Carlo Chatrian hanno presentato un’edizione con una connotazione decisamente europea, anzi mitteleuropea. Tra i quindici film in lizza per aggiudicarsi l’Orso d’oro, sono presenti ben cinque lungometraggi tedeschi e solo uno proveniente del continente americano, firmato dal regista messicano Alonso Ruizpalacios. Tra i film in concorso non c’è nessun’opera italiana, sono presenti solo i due documentari: Per Lucio di Pietro Marcello, nella sezione Berlinale Special e La veduta luminosa di Fabrizio Ferraro, nella rassegna Forum.
La giuria è particolarmente prestigiosa, composta da sei registi che si sono aggiudicati l’Orso d’oro nelle precedenti edizioni del Festival: Mohammad Rasoulof, Nadav Lapid, Adina Pintilie, Ildikó Enyedi, Gianfranco Rosi e Jasmila Žbanić.
Tra i quindici film della Selezione Ufficiale e al di là dei premi assegnati (tutti i vincitori qui), segnaliamo le opere più interessanti, con l’augurio di poterle vedere presto sul grande schermo.

Petite Maman

La regista francese Céline Sciamma, già autrice dello splendido Ritratto della giovane in fiamme (2019), presenta Petite Maman. È un’opera intimista, giocata sul filo della memoria e sugli insondabili percorsi di legami familiari, che si smarriscono e si riannodano misteriosamente. La piccola Nelly ha da poco perso la nonna e intreccia un’amicizia con una coetanea conosciuta nei luoghi d’infanzia della madre. Tre generazioni si rincorrono in un delicato gioco di ricordi e immaginazione, confermando il talento di una regista capace di indagare con sguardo libero e anticonformista il mondo dei sentimenti.

Inteurodeoksyeon

Dopo aver vinto l’Orso d’argento con The Woman Who Ran (2019), il maestro del cinema coreano Hong Sang-soo torna a Berlino con Inteurodeoksyeon (Introduction), e vince l’Orso d’Argento per migliore sceneggiatura. Il film è un piccolo ritratto di una realtà familiare, girato con un raffinato stile poetico. Il suo cinema di storie minimaliste è basato su sceneggiature impeccabili, inquadrature rigorose e austere, che nella loro limpida essenzialità, conquistano per la capacità di penetrare con delicatezza nei territori più oscuri e profondi dell’animo umano.

Guzen to sozo

Assolutamente da non perdere – e vincitore appena annunciato dell’Orso d’argento e Gran Premio della Giuria – il nuovo film del regista giapponese Ryūsuke Hamaguchi Guzen to sozo (Wheel of Fortune and Fantasy), che nel 2015 aveva conquistato il pubblico del Festival Locarno con Happy Hour. Il lungometraggio è diviso in tre episodi. Tre brevi storie che raccontano un triangolo sentimentale, l’eterno gioco della seduzione e uno strano incontro. Una piccola sinfonia sui sentimenti umani e sull’imprevedibilità del destino, girata con lo stile rarefatto e con la lineare precisione drammaturgica del cinema di Hamaguchi.

Memory Box

La coppia di registi libanesi Joana Hadjithomas e Khalil Joreige porta a Berlino il film Memory Box. Un’opera sulla scoperta del passato attraverso piccoli ricordi di famiglia. Sarà una scatola piena di foto, scritti e documenti raccolti dalla madre a far scoprire ad Alex una gioventù trascorsa in una Beirut dilaniata dalla guerra. Il tema della memoria, da sempre caro ai due autori, diventa protagonista dell’opera e spunto per una riflessione sul passato e sull’impossibilità di dimenticare.

Rengeteg

Chiudiamo con il film di uno dei registi più interessanti del nuovo cinema ungherese. Dopo aver vinto il Gran Premio della Giuria con Just the Wind (2011), Bence Fliegauf torna a Berlino con Rengeteg – mindenhol látlak (Forest-I See You Everywhere), un’opera originale e disorientante. Il film mette in scena un onirico e affabulante caleidoscopio di frammenti di vita, che sembrano susseguirsi disordinatamente senza riuscire a trovare un senso logico, che forse non stanno neppure cercando. Per questo film Lilla Kizlinger ha vinto l’Orso d’Argento per migliore attrice non protagonista.

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Alessio Turazza

Consulente nel settore cinema e home entertainment, collabora con diverse aziende del settore. Ha lavorato come marketing manager editoriale per Arnoldo Mondadori Editore, Medusa Film e Warner Bros.

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