Docenti atipici

Lo strano caso delle classi di concorso per discipline di insegnamento: dalla certezza delle cattedre alle classi di concorso “atipiche”.

La nostra breve storia principia nel 1998 con il decreto del Ministro della pubblica istruzione 30 gennaio 1998, n. 39: il decreto definiva le classi di concorso come ora le conosciamo e in base alle quali migliaia di docenti in questi quattordici anni hanno sviluppato la loro carriera (graduatorie di istituto per i docenti immessi in ruolo, graduatorie per le supplenze e le assunzioni in ruolo destinate ai precari).

tarocchiParlare di classi di concorso è un po’ come parlare di anatomia e fisiologia in medicina: come siamo fatti, come funzioniamo, come ci concepiamo sul piano culturale: ogni classe di concorso si collega all’Università (lauree), all’amministrazione (abilitazioni) e alla didattica (cosa si intende per “disciplina’’, cosa si chiede a un o una docente).
Nell’alternarsi delle legislature si è giunti al governo guidato da Silvio Berlusconi (sedicesima legislatura, iniziata il 29 aprile 2008).
L’atto fondamentale che ha segnato profondamente la scuola italiana nell’ultimo decennio è contenuto nell’articolo 64, Disposizioni in materia di organizzazione scolastica, della legge 133 del 6 agosto 2008 (conversione in legge del decreto legge 112 del 25 giugno 2008). Con questo atto il governo Berlusconi (ministri Tremonti e Gelmini) poneva le basi per il riordino del “sistema-scuola”.

Una scuola in attesa
Ecco alcuni punti interessati dall’articolo 64: razionalizzazione/ridimensionamento della rete scolastica, revisione delle dotazioni organiche del personale docente ed A.T.A., riordino degli ordinamenti della scuola secondaria superiore, ridefinizione dei centri per l’istruzione degli adulti, ridefinizione dei curricoli nei diversi ordini di scuola e infine (comma 4 lettera a) «razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso, per una maggiore flessibilità nell’impiego dei docenti».
Da allora, dal 2008, il mondo della scuola è “in attesa che …”. Infatti in questi il governo che aveva emanato la legge 133 non ha saputo dare seguito al provvedimento di razionalizzazione ed accorpamento delle classi di concorso. Eppure è un provvedimento fondamentale non solo per l’organizzazione del personale, per il suo reclutamento, ma proprio per dare un segnale di innovazione culturale alla vasta operazione di riordino del sistema scolastico così da non farla apparire una operazione prevalentemente “contabile”. Il governo Monti, nell’ultimo anno, non ha dato seguito positivo all’esigenza e quindi nelle circolari per l’elaborazione degli organici di diritto e di fatto per l’a.s. 2012/2013 ha così esordito: «NOTA MIUR 29.03.2012, prot. n. 2320. Oggetto: attuali classi di concorso su cui confluiscono le discipline relative ai primi tre anni di corso degli istituti di secondo grado interessati al riordino.
Anche per l’a.s. 2012/13 in assenza del regolamento relativo alla revisione delle classi di concorso, previsto dall’art. 64 della legge n. 133 del 2008 si rende necessario in sede di costituzione degli organici e per le conseguenti operazioni di mobilità, far riferimento alle attuali classi di concorso, opportunamente integrate e modificate con le discipline e gli ambiti disciplinari relativi agli ordinamenti del primo, secondo e terzo anno di corso degli istituti di secondo grado […]».
Quindi: il regolamento mancava e continua a mancare, ma la vita della scuola e di chi ci lavora va avanti pur in assenza del regolamento tanto atteso e/o paventato. E così sono nate anche definizioni altrimenti impensabili come quella delle “classi di concorso atipiche”.

 

tarocchi1La strategia del rattoppo
Cosa sono? Lo si capisce da questo passo tratto dalla circolare n. 25 del 29 marzo 2012: «Con nota a parte viene trasmesso l’elenco delle attuali classi di concorso su cui confluiscono le discipline relative al primo, secondo e terzo anno di corso degli istituti di II grado interessati al riordino. Gli insegnamenti che confluiscono in più classi di concorso del vecchio ordinamento devono essere considerati “atipici”». Correttamente il legislatore, riordinando la scuola secondaria superiore nel 2010 con i D.P.R. 87 – 88 – 89, si poneva il problema di riorganizzare gli insegnamenti, rivedendo le classi di concorso. Ma alla prima operazione non ha fatto seguito la seconda, generando problemi non indifferenti.
Con qualche fatica degli operatori e qualche diatriba interna alle singole scuole su cosa considerare “atipico”, su come costituire le cattedre e, di conseguenza, determinare quale docente sia soprannumerario, il sistema ha continuato a vivere e ad erogare il servizio pubblico dell’istruzione. Che la situazione non sia però limpidissima lo testimonia, ad esempio, una opportuna circolare dell’USR del Piemonte (la 309 del 5 giugno 2012) che individua ben due casistiche specifiche (chiamate A e B) contenenti al loro interno tre ulteriori differenziazioni (A1 etc.).
Nel frattempo il ministero bandiva e organizzava un nuovo concorso per reclutare dei nuovi docenti [Decreto del Direttore Generale n. 82 del 24 settembre 2012 – Indizione dei concorsi a posti e cattedre, per titoli ed esami, finalizzati al reclutamento del personale docente nelle scuole dell’infanzia, primaria, secondaria di I e II grado] e non poteva fare altro che utilizzare le classi di concorso attualmente ancora vigenti. Si ripropone dunque lo schema già altre volte riproposto nella storia della scuola italiana: alcune norme regolatrici del sistema cambiano (si presuppone con valide motivazioni non solo economiche ma anche culturali) però altre parti del sistema non sono adeguate al cambiamento e quindi si deve ricorrere ad aggiustamenti che rischiano di divenire consuetudini “in attesa che” l’aggiornamento del sistema sia compiuto. Eccoci all’autunno 2012 con la “Bozza” che dovrebbe porre fine alla questione [Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca – Ordinamento delle classi di concorso per la scuola secondaria di primo e secondo grado – Decreto Ministeriale Bozza, 8.11.12]. Ma sappiamo tutti come sono andate le cose: il ministro propone e il parlamento dispone. Non ci resta che restare in attesa della prossima legislatura.

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