
Nella letteratura italiana delle Origini e del primo Umanesimo le voci femminili sono rare, e raramente presenti nei manuali scolastici. Il confronto numerico con quelle maschili rimane senza dubbio inclemente, ma sono numerose le iniziative scientifiche e editoriali che vanno via via riconquistando al pubblico uno spazio delle donne anche per i primi secoli della nostra tradizione letteraria.
È il caso dell’antologia Scrittrici del Medioevo a cura di Elisabetta Bartoli, Donatella Manzoli e Natascia Tonelli (Carocci 2023) e, sul versante della manualistica scolastica, del Controcanone di Johnny L. Bertolio (La letteratura delle donne dalle origini a oggi, Loescher, 2022): libri importanti, che segnano uno spartiacque decisivo nella riflessione sul canone e sulla sua formazione, aprendo a possibilità didattiche inedite che vale la pena percorrere e mettere a frutto.
Presupposto decisivo di questa rinnovata attenzione è l’analisi di casi circoscritti e documentati, che sposti lo sguardo da una generica “assenza” delle donne allo studio di contesti storicamente determinati, in cui la scrittura femminile non solo esiste, ma si articola in pratiche e strategie riconoscibili.
Nei paragrafi seguenti, dopo aver delineato una rete intellettuale al femminile poco nota della fine del Trecento, suggerisco un percorso che, a partire dai testi, permetta di riflettere sugli stereotipi di genere e sulle strategie retoriche che ne sono alla base.
Donne che scrivono a donne: una rete al femminile

Tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento esisteva in Veneto una vivace rete di donne colte che scrivevano, leggevano, componevano versi in latino. Ne faceva parte Angela Nogarola (m. ante 1449), poetessa veronese di cui possediamo un’egloga e dieci lettere, tutte in latino, oltre ad un poemetto su vizi e virtù noto come Liber de virtutibus, il testo che probabilmente le guadagnò le accuse di plagio da parte di un suo contemporaneo, Nicolò Facino.
Dalle sue lettere emerge un contesto in cui le donne di origine aristocratica potevano avere accesso a una formazione letteraria formale, condividere letture, scambiarsi libri: in una epistola poetica a Pandolfo Malatesta, condottiero e signore di Fano, Bergamo e Brescia, Angela chiedeva per esempio che le fosse restituito un suo codice con le opere morali di Seneca.

La non scarsa corrispondenza di questa donna testimonia in effetti di una partecipazione anche femminile ai circoli intellettuali in età preumanistica. Il caso dei Nogarola è peraltro notevolissimo.
La famiglia conta infatti una lunga serie di donne colte e letterate, oltre a numerosi poeti: dal fratello di Angela, Leonardo Nogarola, nasceranno le più celebri Isotta e Ginevra, sorelle di un altro poeta, Antonio; nipote di Ginevra Nogarola sarà poi la poetessa Veronica Gambara.
Angela nacque in una famiglia aristocratica profondamente coinvolta nelle vicende politiche della sua città. Sposò Antonio II d’Arco, figlio di Antonio I d’Arco e Orsolina da Correggio, a sua volta figlia del patrono parmense di Petrarca, Azzo. Figlia e poi moglie in famiglie estremamente implicate con la politica del tempo, Angela fu in contatto con personaggi di primo piano, uomini d’arme, cancellieri, notai, maestri e letterati.
Tra i destinatari delle sue lettere si trovano ad esempio Gian Galeazzo Visconti, duca di Milano; il principale condottiero di lui, Giacomo dal Verme; il letterato, diplomatico e umanista Antonio Loschi.
Ma Angela scambia, in prosa e in versi, anche con due donne, Mabilia da Thiene e Maddalena Scrovegni. A Mabilia Angela inviò una consolatoria in versi per la morte di colui che l’aveva introdotta allo studio della poesia, il giureconsulto Giovanni Regolo, che a Mabilia aveva scritto una lettera per esortarla a proseguire negli studi. Alla più famosa Maddalena Scrovegni, nipote del committente della cappella omonima a Padova, Angela inviò invece una lettera consolatoria in prosa per la morte del fratello di lei, Enrico. Come Angela, Maddalena era donna di notevolissima cultura, che in più occasioni aveva preso in mano la penna per scrivere a notabili e potenti del suo tempo: si conservano sue lettere a Gian Galeazzo Visconti, Giacomo Dal Verme, Pasquino Cappelli e Margherita di Durazzo.
Rappresentazione e legittimità
Simili per estrazione sociale e cultura, Angela Nogarola e Maddalena Scrovegni ebbero in comune almeno l’amicizia con Antonio Loschi, che di Maddalena era anche parente acquisito. A lei Loschi dedicò il poemetto allegorico Domus Pudicitiae (Il tempio della Castità) (ca. 1389), dove il luogo dell’attività intellettuale della donna («l’unico spazio adatto al silenzio, agli studi e alle preghiere») diventa un Tempio fortificato che ospita la personificazione della Castità, difeso da altre figure allegoriche (Pudicizia, Frugalità, Continenza, Penitenza) che respingono gli attacchi di Amore.
In questa rappresentazione, che farà da modello alle successive descrizioni umanistiche di donne colte, la celebrazione delle qualità di Maddalena coincidono con il suo isolamento. Margaret King, che ha coniato a proposito la formula dea e prigioniera, ha notato che per rendere accettabile la figura di Maddalena, donna colta in un mondo maschile, Loschi l’ha sottoposta ad un processo di de-femminilizzazione attraverso l’esaltazione allegorica di una castità dai tratti marcatamente virili.
Lo studiolo di Maddalena diventa nell’allegoria appunto un tempio fortificato difeso militarmente, non a caso collocato nella terra delle Amazzoni, guerriere incorrotte che rifiutano la femminilità tradizionale, mentre la Pudicizia è descritta come figura aggressiva, bellicosa, virile, con attributi che rimandano alle dee Diana e Atena, anch’esse vergini e guerriere. Per essere in grado di accogliere gli attributi di intelligenza e erudizione, la donna deve cioè acquisire caratteristiche maschili, rinunciando contestualmente a ogni elemento di femminilità tradizionale.

È quanto si ritrova in effetti anche nelle parole di un altro intellettuale, il padovano Lombardo Della Seta, amico e collaboratore di Petrarca, che a Maddalena dedica un trattato sulle donne ‘famose per le lettere o per le armi’ (De laudibus aliquot foeminarum gentilium aut litteris aul armis illustrium).
Del testo, perduto, conosciamo soltanto una parte dell’introduzione:
Ho deciso di scrivere un’operetta degna di te […] dal momento che tu, illuminata dall’ingegno e dalle lettere, superi per la gloria delle virtù tutto il sesso femminile, per natura ignavo e inerte, così che, nelle tenebre dei mortali, sei tu stessa a farti luce. Infatti, allontanate la debolezza femminile e la mollezza, con materia più insigne hai armato il tuo cuore generoso per cose assai eccellenti, e hai rinvigorito il tuo docile ingegno con felicissimo stimolo al punto che, obbedendo non al tuo sesso ma alla tua natura singolare, sembravi innalzarti al di sopra di te stessa.[1]
Questo duplice aspetto nella gestione della figura della donna colta si coglie anche in alcuni testi indirizzati ad Angela Nogarola: da una parte viene ribadita l’eccezionalità e l’unicità di Angela, a farne un caso isolato rispetto al genere; dall’altra le si attribuiscono caratteri di forza e mascolinità.
Rispondendo alla lettera con cui Angela chiedeva indietro il suo codice di Seneca, Pandolfo Malatesta le scriveva: «chiedi doni degni di uomini, non adatti a fanciulle». Nella prosa di accompagnamento, inoltre, Angela diventava da virgo virago.
Anche in una lettera di Matteo d’Orgiano Angela è «virgo immo virago clarissima», e per la sua saggezza sembra anzi una vecchia:
‘Ecco, la nostra fanciulla è vecchia, cosa mirabile a dirsi, / e scala i gioghi ameni del sacro Parnaso’. E cantò il vero il carme dicendo ‘mirabile’, rivolgendo lo sguardo della sua ammirazione insieme al tuo sesso, alla tua età e al tuo ingegno.
In questo contesto acquista particolare significato la difesa di Nogarola dalle accuse di plagio ricevute da Nicolò Facino. Nella lettera di risposta Angela non solo respinge l’accusa, ma articola una vera e propria difesa della legittimità intellettuale femminile e l’idea di un’uguaglianza radicale tra i sessi, fondata su un argomento di ordine naturale che suona straordinariamente moderno: la Natura crea le anime femminili e maschili secondo un’uguale ragione (pari ratione), dotandole di menti uguali (aequas mentes).
Dal punto di vista dell’educazione alla cittadinanza e della comprensione delle dinamiche di genere è significativo riflettere su queste modalità di rappresentazione. Analizzare questi testi in classe permette di sviluppare competenze di lettura critica fondamentali: riconoscere gli stereotipi di genere, comprendere come le rappresentazioni culturali influenzino le possibilità concrete delle persone, individuare le strategie retoriche attraverso cui si costruisce l’alterità.
Queste domande si collegano direttamente agli obiettivi delle Linee guida per l’insegnamento dell’educazione civica (Legge 92/2019), in particolare all’asse della “Costituzione” per quanto riguarda l’uguaglianza di genere e i diritti fondamentali, e allo sviluppo delle competenze di cittadinanza attiva e consapevole.
Esempio di scheda didattica
Contesto storico-letterario
Tra la fine del Trecento e l’inizio del Quattrocento il Veneto è teatro di intensi conflitti politici. Venezia e le grandi famiglie aristocratiche – Scaligeri, Carraresi, Visconti – si contendono il controllo delle città. Anche la cultura è uno strumento di legittimazione del potere: principi e signori si circondano di letterati, raccolgono biblioteche, commissionano opere. Le famiglie aristocratiche sono nodi di reti intellettuali che collegano Verona, Vicenza, Venezia, Padova, Milano. In queste reti circolano libri, lettere, testi poetici. E in queste reti, accanto agli uomini, troviamo anche donne: autrici, letterate, interlocutrici attive.
Nata a Verona in una famiglia aristocratica, Angela Nogarola sposa Antonio II d’Arco, imparentato con la famiglia di un patrono di Petrarca. Scrive versi latini, compone un’egloga, mantiene una fitta corrispondenza con intellettuali, politici e condottieri del tempo. Tra i suoi corrispondenti figurano Antonio Loschi, Pandolfo Malatesta, Gian Galeazzo Visconti, Giacomo dal Verme.
Ma Angela scrive anche ad altre donne: Mabilia di Thiene e Maddalena Scrovegni, quest’ultima nipote del committente della cappella Scrovegni a Padova, donna di straordinaria cultura che, come Angela, scrive a signori e notabili. La produzione di Angela Nogarola mostra una conoscenza notevole dei classici latini (Virgilio, Ovidio, Orazio, Lucano) ma anche di autori contemporanei come Petrarca, di cui Angela cita esplicitamente il Bucolicum carmen in una lettera a Pandolfo Malatesta.
La difesa contro le accuse di plagio
Angela Nogarola risponde a Nicolò Facino, che l’aveva accusata di aver spacciato per suoi versi composti da altri. La risposta alle accuse di plagio diventa una rivendicazione del diritto femminile alla poesia e l’affermazione di un principio generale: la natura ha dotato uomini e donne delle stesse capacità intellettuali, creando anime maschili e femminili secondo lo stesso criterio.
Non mi giova imporre alle mie membra velli altrui,
né cingere le braccia con leggere piume
di un altro; conosco la favola del corvo travestito.
(…)
Le schiere delle donne ci hanno fatto l’abitudine
poiché si dice che nessuna in tempi moderni abbia gustato
le acque della Gorgone e ascoltato le dotte sorelle.
Ma tu, Natura, creatrice delle cose con equa misura,
si dice che formi allo stesso modo l’anima maschile e femminile
e sei solita infondervi eguali menti.
Pertanto, donna, non domandare agli antichi poeti:
il dono della Natura ha dotato entrambi i sessi.
Note al testo
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L’elogio di Antonio da Romagno
L’umanista di Feltre Antonio da Romagno scrive ad Angela Nogarola una lettera piena di stima e riconoscimento per le sue doti poetiche, sottolineando contestualmente l’unicità di Angela rispetto al suo genere.
Estratto in traduzione[3]
A te siffatto nome non diede, Angela, il caso,
ma la qualità e la virtù dell’animo sublime, che la copiosa grazia
del Creatore ti ha infuso fin dalla nascita. Riconosci
la tua stella e aiutala con cura e con benigna frequenza
unisci all’ingegno le risorse dell’arte. Il tuo animo forte
come quello di un uomo va al di là del tuo sesso: altre curino il modo
con cui filare la soffice lana o avvolgere il filo intorno al fuso
o con la spola percuotere il telaio e ricamare
graziosamente con l’ago sottile; ti dilettino i plettri
che scorrono sulle corde sonore, ti stia, Angela, a cuore
la poesia, la lira, le cetre. Lascia alle altre
separare col pettine i fulvi capelli o coprire il vero volto
col belletto, a quelle che l’ombra fugace inquieta
del corpo grazioso: ben altro culto si addice alla tua bellezza
(…)
e così puoi, Angela, esser più vicina alle nove ninfe,
che d’acqua deliziosa come il nettare bagneranno (sì spero!)
il tuo volto e il petto. Poiché questa gloria è toccata
molto di rado agli uomini e concessa ad una sola fanciulla greca,
finalmente toccherà alle vergini latine e tra queste
tu per prima, modulando sulla cetra sonora,
porterai della fronde apollinea gli onori degni del tuo capo.
Note al testo
Comprensione e interpretazione
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Per approfondire
- R. Avesani, Verona nel Quattrocento. La civiltà delle lettere, in Verona e il suo territorio, Verona, Istituto per gli Studi Storici Veronesi, vol. IV/2, 1984
- Isotae Nogarolae opera quae supersunt omnia: accedunt Angelae et Zenevrae Nogarolae epistolae et carmina, colligit A. Apponus, edidit et prefatus est E. Abel, I-II, Vindobonae, apud Gerold et socios, Budapestini, apud Fridericum Kilian, 1886
- M. King, Goddess and Captive: Antonio Loschi’s poetic Tribute to Maddalena Scrovegni (1389). Study and Text, in «Medievalia et Humanistica», ns, X (1981), pp. 103-27
- H. Parker, Angela Nogarola (ca. 1400) and Isotta Nogarola (1418-1466): thieves of language, in Women writing Latin: from Roman antiquity to Early modern Europe, III. Early modern women writing latin, edited by L.J. Churchill, P.R. Brown, J.E. Jeffrey, New York and London, Routledge, 2002, pp. 11-30
- A. Piacentini, L’egloga di Angela Nogarola a Francesco Barbavara, in «Aevum», LXXXVIII (2014/2), pp. 503-31
- J. Stevenson, Women Latin poets: language, gender, and authority, from antiquity to the eighteenth century, New York, Oxford University Press, 2005.
Note
[1] Qui e dove non altrimenti specificato la traduzione, di servizio, è di chi scrive.
[2] Adotto il testo di Abel rivisto da H. Parker, Angela Nogarola (ca. 1400) and Isotta Nogarola (1418-1466): thieves of language, in Women writing Latin: from Roman antiquity to Early modern Europe, III. Early modern women writing latin, edited by L.J. Churchill, P.R. Brown, J.E. Jeffrey, New York and London, Routledge, 2002, pp. 11-30.
[3] Testo e traduzione in G. Faraone, Antonio Loschi e Antonio da Romagno, Messina, Centro Interdipartimentale di Studi Umanistici, 2006, pp. 88-93, da cui si cita.