Affetti e legami. Romanae Disputationes 2021

Il tema della nuova edizione del concorso Romanae Disputationes riguarda la filosofia sociale: “Affetti e legami. Forme della comunità”. Vediamo di cosa si tratta e chi sono i filosofi che se ne sono occupati.

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L’antico e saggio mantra «L’uomo è per natura un essere socievole» (ζῷον πολιτικόν) ripreso da Aristotele (Politica, 1253a 1-11; Etica nicomachea, 1169b 18) è un buon punto di partenza per riflettere sulla necessità per l’essere umano di vivere comunitariamente e offre una chiave filosofico-sociale per accedere alla riflessione politica.
Se è facile concordare con Aristotele che una vita umana degna di essere vissuta richiede, in qualche misura, dei legami amicali e, più ampiamente, sociali, restano ancora da affrontare molti problemi impegnativi, tra cui: che nessi ci possono essere tra l’individuo e la comunità di cui egli è parte? Il legame è una struttura rigida e univoca o vi sono molte forme di legame, fra loro differenziate e irriducibili? Se ve ne sono molte, quali sono le forme di legame, di cui quella comunitaria è un’esemplificazione fra altre? Si può essere membri di più forme comunitarie? Ed è così anche se queste sono in conflitto fra loro? Fino a che punto?
Quanto poi alle strutture comunitarie, ve ne sono di tipi diversi? Come si forma il legame comunitario? Se l’uomo è fatto per la comunità, perché c’è bisogno dello Stato? Che compiti e che limiti ha lo Stato verso le forme di legame comunitario, se ne ha? Gli affetti sono necessari al costituirsi del legame? Si può pensare alla socialità umana a prescindere dal momento affettivo? Tra le forme di affetto, ve ne sono alcune più adatte di altre al costituirsi del legame? Per contro, ve ne sono alcune particolarmente nefaste per il legame? Come fa l’affetto, potenzialmente mutevole, a fissare dei nessi durevoli?
Questi sono solo alcuni dei quesiti con cui deve fare i conti un filosofo sociale e che meriteranno il consueto lavoro serio e meticoloso degli studenti per le prossime Romanae Disputationes 2021 su “Affetti e legami. Forme della comunità”, tema lanciato lo scorso 15 febbraio.

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Se si parte dalla propria esperienza vissuta, dall’insieme di esperienze di vita a cui ciascuno normalmente attinge, pensando ai propri primi anni di vita, si potrà osservare che il bisogno umano di amare e di sentirsi amati trova nella comunità famigliare la prima forma di soddisfazione e realizzazione. Nella famiglia il legame si stabilisce e gli affetti sono la forma dominante del rapporto. Si tratta del momento iniziale su cui viene a costruirsi la realtà dello Stato, come indicava Hegel attraverso la celebre triade: famiglia, società civile, Stato, ove quest’ultimo è l’Aufhebung, la sintesi che invera i momenti dialettici iniziali.

Su questa linea, cioè sul radicamento della realtà statale sul momento comunitario tanto da ripensare la funzione stessa dello Stato, si incardina la tradizione comunitarista, critica di quella liberale. Quest’ultima, individualista e contrattualista, pensa alla socialità come al frutto di un patto in cui il momento contrattuale non abbisogna dell’affettività. Autori come Michale Sandel, Alasdair MacIntyre, Charles Taylor sono i principali esponenti del comunitarismo le cui radici vanno ritrovate in Martin Buber, con la sua distinzione tra io e tu, Jacques Maritain ed Emmanuel Mounier. Soprattutto gli ultimi due hanno offerto quel milieu culturale di stampo cristiano che ha dato vita al personalismo novecentesco, che si è posto in controspinta rispetto a una lettura della realtà politica, anch’essa di stampo hegeliano che subordinava l’individuo allo Stato e che è stata purtroppo assunta poi dalla pratica politica dei totalitarismi novecenteschi.

Scavando ancora, andando alle radici del personalismo novecentesco, si trova il fenomenologo tedesco Max Scheler che, nel suo Il formalismo nell’etica e l’etica materiale del valore (uscito sull’annuario dei fenomenologi tra il 1913 e il 1916), distingue tra persona singola e persona collettiva e così va oltre Aristotele («ogni persona è invece altrettanto originariamente persona singola ed (essenzialmente) membro d’una persona collettiva» trad. it. di G. Caronello, San Paolo, Milano 1996, p. 639).
Anche a partire da una fenomenologia del sentimento di simpatia, e da una riflessione sul nesso amore-valore, Scheler distingue tra quattro forme di unità sociale: la massa (caratterizzata dal contagio emotivo e da fenomeni imitativi), la comunità di vita (che consiste, da parte dei membri, in un “comprendere partecipato” e che vede attuarsi forme di solidarietà), la società (composta da persone mature e consapevoli che, provenendo da comunità di vita, decidono di legarsi, così che non esiste una società senza comunità, mentre a determinate condizioni esistono comunità senza società) e la persona collettiva.
Quanto a quest’ultima, Scheler scrive: «Ogni persona finita è contemporaneamente persona singola e membro di una persona collettiva: il fatto di essere tale e di averne un’esperienza-vissuta pertiene all’essenza di una persona finita, riconosciuta nella sua autentica natura» (ivi, p. 649). Su questa appartenenza metafisica si fonda, secondo l’autore, la responsabilità individuale e si giustifica ultimamente la solidarietà. Scrive infatti ancora Scheler: «È solo in base al principio della solidarietà che l’intero mondo morale diviene un insieme dotato di grandezza» (ivi, p. 651).
La quadripartizione proposta da Scheler ingloba così in una teoria più ampia e ricalibra la distinzione di Ferdinand Tönnies, formulata in Gemeinschaft und Gesellschaft (1878), tra comunità (momento affettivo e organico) e società (momento razionale e meccanico). Sulla direzione tracciata da Scheler, poi, altri fenomenologi si sono mossi per spiegare la metafisica della comunità e la centralità dell’amore per essa (Dietrich von Hildebrand, Metaphysik der Gemeinschaft, 1930; L’essenza dell’amore, 1971) e per svolgere una fenomenologia dello Stato (Edith Stein, Individuum und Gemeinschaft, 1922; Eine Untersuchung über den Staat, 1925).

Proprio questi ultimi mesi di lockdown a causa del Covid-19 hanno reso più difficili i contatti e le espressioni fisiche di affetto tra persone non dello stesso nucleo famigliare. È risultata perciò chiara l’insufficienza dei contatti da remoto e l’importanza degli affetti e della loro espressione fisica per la vita dei legami.
Insomma: i legami sono stati più che mai al centro del quotidiano, per la continuità spesso bella ma non sempre facile della convivenza o per il dolore dell’assenza di congiunti non presenti. Le riflessioni dei classici offriranno dunque strumenti per riandare alle domande esistenziali su quella socievole insocievolezza (cfr. Kant, Idee per una storia universale dal punto di vista cosmopolitico, in Kant, Scritti di storia, politica e diritto, trad. it. a cura di F. Gonnelli, Laterza, Roma-Bari 2011, p. 33) che ci tormenta, ci sprona e però anche ci caratterizza – come Aristotele aveva almeno in parte intuito.

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