La seconda prova 2026 allo scientifico: modelli e realtà

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Uno sguardo alla seconda prova: tra rigore analitico e partite di scopone, la matematica prova a raccontarsi attraverso il proprio linguaggio.

La seconda prova di matematica della maturità 2026 si è presentata agli studenti dell’ultimo anno come uno di quei passaggi che misurano, forse più di altri, il rapporto costruito nel tempo con la disciplina.
La traccia del 2026 non sembra pensata per sorprendere o disorientare, quanto piuttosto per verificare in modo ampio e ordinato ciò che si è realmente consolidato nel corso degli anni: non soltanto padronanza tecnica, ma anche capacità di interpretare, collegare e argomentare con rigore.
La prova, infatti, alterna momenti di analisi più formale a richiami verso contesti meno astratti, affidati a problemi leggibili e ben strutturati, che chiedono allo studente non solo di applicare strumenti, ma anche di attribuire loro senso all’interno di situazioni riconoscibili.

La traccia

La traccia propone la struttura ormai classica: il candidato deve risolvere uno dei due problemi e rispondere a 4 quesiti su 8, in un tempo massimo di sei ore.

Il primo problema prende spunto dalle misure dell’altezza delle acque di un lago effettuate tra il 2016 e il 2026 e chiede di trovare i parametri utili a costruire un modello, definito a tratti, che ne descriva l’andamento. Seguono poi domande sulla funzione trovata, riguardanti continuità, derivabilità, estremanti relativi, applicabilità del teorema di Lagrange e della media integrale, per finire con la stima della variazione di volume del lago.

Pare una scelta convincente: il problema è ben contestualizzato, mette alla prova la capacità di leggere un fenomeno attraverso strumenti matematici e richiama indirettamente temi ambientali. Resta però dubbio quanto, nel contesto concreto dell’esame, uno studente possa soffermarsi su questo tipo di riflessioni, dal momento che l’attenzione risiede inevitabilmente altrove.

Il secondo problema è invece di stampo più universitario: si lavora su due funzioni, una dipendente da un parametro e una con valore assoluto. Per entrambe si richiede l’analisi della monotonia, la determinazione di eventuali tangenti comuni e dei punti stazionari, oltre ad ulteriori domande che rendono l’esercizio più complesso rispetto a un classico studio di funzione. È un problema rigoroso e matematicamente elegante, tuttavia può risultare più selettivo e meno immediato.

I quesiti riguardano un ampio spettro di argomenti e non sono esclusivamente analitici, contrariamente ai problemi. Il menù di quest’anno ha previsto geometria piana e tridimensionale, logaritmi, integrali, funzioni parametriche, probabilità e calcolo combinatorio. Anche tra i quesiti ne sono presenti alcuni calati in “contesti reali”, elemento che ha il pregio di rendere il questionario vario anche sul piano narrativo. Si passa infatti dalle scale logaritmiche per misurare l’intensità dei terremoti al calcolo combinatorio, utile a comporre i gironi di un torneo di pallavolo, alla probabilità, declinata in una partita di scopone, indubbiamente scientifico, tra quattro giocatori.

Il confronto con la traccia del 2025

Rispetto allo scorso anno, la differenza di impostazione è moderata ma presente: la prova 2025 appariva più astratta e incentrata sul formalismo, mentre quella del 2026 risulta, in alcune sue parti, maggiormente interpretabile sul piano applicativo.

In sintesi, questa seconda prova è complessivamente ben calibrata, capace di distinguere i livelli di preparazione senza cadere nel puro nozionismo. I suoi punti forti stanno nella varietà, nella solidità tecnica e nel tentativo di collegare la matematica a contesti concreti. Il risultato è una prova non facile, ma la sua difficoltà non è né gratuita né fine a sé stessa.

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Lorenzo Sesini

dottore magistrale in Fisica, insegna nelle scuole superiori e come tutor universitario presso l’Università di Bologna; collabora con la redazione scientifica alla realizzazione di contenuti didattici e manuali scolastici.

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