
Pubblicato nel 1942, Lo straniero ebbe subito un grande successo e oggi è considerato tra i romanzi più significativi e rivoluzionari della storia della letteratura moderna. Un libro innovativo, che pone al centro l’uomo nella sua inesorabile solitudine esistenziale, di fronte al gelido dramma di una vita che assume contorni sempre più assurdi e incomprensibili.
Albert Camus spiegava con queste poche parole il senso della sua opera:
Volevo semplicemente dire che l’eroe del libro è condannato perché non sta al gioco. In questo senso, è estraneo alla società nella quale vive, erra marginalmente nei sobborghi della vita privata, solitaria, sensuale.
Già portato sullo schermo da Luchino Visconti nel 1967, che aveva scelto come interpreti principali Marcello Mastroianni e Anna Karina, l’opera di Camus viene reinterpretata da Ozon alla luce della sua poetica cinematografica.
Come racconta il regista, l’incontro con il testo di Camus è stato quasi naturale:
Avevo scritto una sceneggiatura originale in forma di trittico. In una delle storie, della durata di una trentina di minuti, avevo schizzato il ritratto di un giovane dei nostri giorni, disilluso, isolato dal mondo, che non trova alcun senso nella propria vita. Avrebbe dovuto interpretarlo Benjamin Voisin. Ma il progetto non si è potuto realizzare e alcuni amici mi hanno consigliato di sviluppare questa storia per farne un lungometraggio. Per nutrirla ho riletto Lo straniero, che non leggevo dall’epoca dell’adolescenza. Ed è stato un vero choc: il romanzo aveva conservato tutta la sua forza e parlava delle cose che volevo raccontare e per di più in modo intelligente e incisivo!
La storia è ambientata nell’Algeri della fine degli anni Trenta, durante la dominazione coloniale francese. Protagonista della storia è Mersault, un giovane impiegato, che conduce una vita monotona e solitaria. Alla morte della madre, ricoverata in un ospizio, partecipa al funerale con freddo distacco, senza mostrare alcun coinvolgimento emotivo. Di lì a poco si fidanza con Marie, una vecchia amica, e inizia una relazione che sembra portare avanti più per inerzia che per passione. La sua inetta tranquillità è turbata solo dal chiassoso vicino di casa Sintés, che ben presto lo coinvolgerà nei suoi loschi affari.
Per la trasposizione del romanzo, Ozon ha scelto un nostalgico bianco e nero luminoso e morbido, in grado di donare ai personaggi e ai luoghi una bellezza formale traslucida e quasi astratta, sottolineando quella sensazione di distacco dalla realtà che si respira in tutto il film.
Una dimensione quasi metafisica, che sottrae materia e colore, per concentrarsi sulla psicologia e sull’intimità, perfettamente in sintonia con il carattere filosofico del romanzo, soprattutto nella seconda parte, dove prevale il monologo interiore e la silenziosa introspezione.
Da un punto di vista della messa in scena, Ozon sceglie la via di un’essenziale raffinatezza espressiva, quasi annullando la sua presenza, dietro l’uso di inquadrature fisse o di lenti piani sequenza, legati da pochi e delicati movimenti di macchina. Un flusso narrativo fluido e puro, realizzato quasi in sottrazione, perfetto per mettere in scena la straniante atmosfera d’assurdo che permea tutta la vicenda.
Mersault attraversa la sua esistenza avvolto in un’ovattata indifferenza. Distaccato e apatico, sembra immune ai sentimenti e incapace di provare un minimo di empatia umana. La sua algida esistenza scorre lontana dalla vita, il suo sguardo è sempre estraneo, osserva il mondo senza entrare veramente a farne parte, come se non lo riguardasse. Ai suoi occhi, tutto sembra senza valore e senza senso. Si lascia vivere abbandonandosi agli eventi come portato da un fiume che scorre indipendentemente dalla sua volontà e dai suoi desideri. Un senso di vuoto esistenziale che riflette una coscienza assente, priva di principi morali.
Mersault sembra mosso da in misterioso e insondabile istinto, attratto dal fascino dell’innocente bellezza di Marie e da una sensualità cupa. La sua fragile esistenza percorre instabile e incosciente il confine scivoloso dell’abisso di un oscuro buco nero, che sembra attrarlo inesorabilmente verso un tragico baratro.
Un film che crea disagio, che ci costringe a misurarci con una personalità estrema e disturbante, interprete spietata di quel senso dell’assurdo che spesso lampeggia nella realtà.
Lo straniero
Un film di François Ozon
Con: Benjamin Voisin, Rebecca Marder, Pierre Lottin, Denis Lavant, Swann Arlaud, Christophe Malavoy, Nicolas Vaude, Jean-Charles Clichet, Benjamin Hicquel, Jean-Benoît Ugeux, Mireille Perrier
Produzione: Francia, 2025
Durata: 120 min.