8: lavoro dignitoso e crescita economica

Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti: è l’obiettivo 8 dell’Agenda 2030 dell’ONU.

agenda 2030Più o meno la metà della popolazione mondiale vive ancora con l’equivalente di circa due dollari al giorno. In molti luoghi, avere un lavoro non garantisce la possibilità di sottrarsi alla povertà. Questo progresso lento e disuguale richiede di riconsiderare e riorganizzare le nostre politiche economiche e sociali tese all’eliminazione della povertà. Una prolungata mancanza di opportunità di lavoro dignitose, investimenti insufficienti e sottoconsumo portano a un’erosione del contratto sociale di base a fondamento delle società democratiche, secondo cui tutti dobbiamo contribuire al progresso. La creazione di posti di lavoro di qualità resta una delle maggiori sfide per quasi tutte le economie, ben oltre il 2015.
Una crescita economica e sostenibile richiederà alle società di creare condizioni che permettano alle persone di avere posti di lavoro di qualità, che stimolino le economie e al tempo stesso non danneggino l’ambiente. Inoltre, sono necessarie opportunità di lavoro e condizioni di lavoro dignitose per l’intera popolazione in età lavorativa.

Obiettivo 8 dell’Agenda 2030 dell’ONU

Sono passati quasi sessant’anni da quando Mario Monicelli, nel film I compagni, raccontava il lavoro in una fabbrica della Torino di fine Ottocento attraverso la storia di un gruppo di operai che lotta per ottenere la riduzione dell’orario di lavoro di un’ora, da quattordici a tredici ore. È storia collettiva, che parla di lavoro, di sfruttamento e povertà.

Oggi continuiamo a parlare di lavoro dignitoso e crescita economica, nel solco dei limiti del mercato e dei diritti universali.

Molte e altre sono le immagini e le parole che possiamo rintracciare nella storia recente che lega crescita economia e lavoro, e che l’emergenza sanitaria Covid-19 ha fatto emergere nella sua drammaticità, travalicando confini e geografie territoriali: il lavoro in nero, la cassa integrazione, il reddito di cittadinanza (universale e non sotto una soglia di reddito), la redistribuzione dei patrimoni per sostenere chi non ha un lavoro, o chi non può permettersi di lavorare. Ed è proprio nel legame tra mancanza di lavoro e povertà che si insinua un pregiudizio comune: è la colpa di chi non vuole lavorare, e sfrutta i sussidi.

Parliamo, ancora, di sfruttamento da lavoro nel privato e nei servizi pubblici, che colpisce i lavoratori poveri ma anche i nuovi poveri, i precari della conoscenza (sono spesso giovani e istruiti), gli immigrati sfruttati nelle campagne dal caporalato.

Eppure è da questi luoghi, da questi margini, dove la domanda di lavoro è rarefatta, che negli ultimi anni si stanno sperimentando nuove resistenze: sono giovani che tornano alla terra, reinventano percorsi di vita e innescano piccoli cambiamenti. Lo fanno a partire da una diversa prospettiva, in cui la qualità del lavoro è data dalla qualità di vita, e la qualità della produzione è fatta di relazioni, innovazione, cura dell’ambiente.

«A working class hero is something to be» (John Lennon)


L’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile è un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto nel settembre 2015 dai governi dei 193 Paesi membri dell’ONU. Essa ingloba 17 Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile – Sustainable Development Goals, SDGs – in un grande programma d’azione per un totale di 169 ‘target’ o traguardi. L’avvio ufficiale degli Obiettivi per lo Sviluppo Sostenibile ha coinciso con l’inizio del 2016, guidando il mondo sulla strada da percorrere nell’arco dei prossimi 15 anni: i Paesi, infatti, si sono impegnati a raggiungerli entro il 2030.

Gli Obiettivi per lo Sviluppo danno seguito ai risultati degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio (Millennium Development Goals) che li hanno preceduti, e rappresentano obiettivi comuni su un insieme di questioni importanti per lo sviluppo: la lotta alla povertà, l’eliminazione della fame e il contrasto al cambiamento climatico, per citarne solo alcuni. ‘Obiettivi comuni’ significa che essi riguardano tutti i Paesi e tutti gli individui: nessuno ne è escluso, né deve essere lasciato indietro lungo il cammino necessario per portare il mondo sulla strada della sostenibilità.

Obiettivo 8: fatti e cifre

• La disoccupazione globale  è salita da 170 milioni nel 2007 a quasi 202 milioni nel 2012; di questi, circa 75 milioni sono giovani donne e uomini.

• Quasi 2,2 miliardi di persone vivono al di sotto della soglia di 2 dollari al giorno; l’ eliminazione della povertà è possibile solo attraverso posti di lavoro stabili e ben pagati.

• A livello globale sono necessari 470 milioni di impieghi per coloro che entreranno nel mercato del lavoro tra il 2016 e il 2030.

Traguardi

8.1   Sostenere la crescita economica pro capite in conformità alle condizioni nazionali, e in particolare una crescita annua almeno del 7% del prodotto interno lordo nei paesi in via di sviluppo

8.2   Raggiungere standard più alti di produttività economica attraverso la diversificazione, il progresso tecnologico e l’innovazione, anche con particolare attenzione all’alto valore aggiunto e ai settori ad elevata intensità di lavoro

8.3   Promuovere politiche orientate allo sviluppo, che supportino le attività produttive, la creazione di posti di lavoro dignitosi, l’imprenditoria, la creatività e l’innovazione, e che incoraggino la formalizzazione e la crescita delle piccole-medie imprese, anche attraverso l’accesso a servizi finanziari

8.4  Migliorare progressivamente, entro il 2030, l’efficienza globale nel consumo e nella produzione di risorse e tentare di scollegare la crescita economica dalla degradazione ambientale, conformemente al Quadro decennale di programmi relativi alla produzione e al consumo sostenibile, con i paesi più sviluppati in prima linea

8.5  Garantire entro il 2030 un’occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per donne e uomini, compresi i giovani e le persone con disabilità, e un’equa remunerazione per lavori di equo valore

8.6  Ridurre entro il 2030 la quota di giovani disoccupati e al di fuori di ogni ciclo di studio o formazione

8.7  Prendere provvedimenti immediati ed effettivi per sradicare il lavoro forzato, porre fine alla schiavitù moderna e alla tratta di esseri umani e garantire la proibizione ed eliminazione delle peggiori forme di lavoro minorile, compreso il reclutamento e l’impiego dei bambini soldato, nonché porre fine entro il 2025 al lavoro minorile in ogni sua forma

8.8  Proteggere il diritto al lavoro e promuovere un ambiente lavorativo sano e sicuro per tutti i lavoratori, inclusi gli immigrati, in particolare le donne, e i precari

8.9  Concepire e implementare entro il 2030 politiche per favorire un turismo sostenibile che crei lavoro e promuova la cultura e i prodotti locali

8.10  Rafforzare la capacità degli istituti finanziari interni per incoraggiare e aumentare l’utilizzo di servizi bancari, assicurativi e finanziari per tutti

8.a   Aumentare il supporto dell’aiuto per il commercio per i paesi in via di sviluppo, in particolare i meno sviluppati, anche tramite il Quadro Integrato Rafforzato per l’assistenza tecnica legata agli scambi dei paesi meno sviluppati

8.b  Sviluppare e rendere operativa entro il 2020 una strategia globale per l’occupazione giovanile e implementare il Patto Globale per l’Occupazione dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro

Daniela Luisi

dottoressa di ricerca in Sistemi sociali, organizzazione e Analisi delle politiche pubbliche, ha maturato diverse esperienze di ricerca presso Università italiane e in progetti europei di cooperazione istituzionale. Si occupa di sviluppo locale, processi partecipati nella costruzione e attuazione di politiche territoriali, metodi di analisi e valutazione delle politiche pubbliche. Dal 2014 lavora per la Strategia Nazionale Aree Interne (Dipartimento per le Politiche di Coesione – Presidenza del Consiglio dei Ministri).

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